Venerdi, 15 dicembre 2017 - ORE:19:03

La Locandiera di Carlo Goldoni


La Locandiera
locandiera_dettaglioScenaRegia:

Smartwatch free

Giuseppe Marini

Con:

Nancy Brilli

Claudio Castrogiovanni

Fabio Fusco

Andrea Paolotti

Maximilian Nisi

Scene: Alessandro Chiti

Costumi: Nicoletta Ercole

Dal Teatro di Goldoni

“La Locandiera”, capolavoro della rappresentazione Goldoniana del 1750, viene riproposto a teatro dal regista Giuseppe Marini riesce a mettere insieme una commedia completa, grazie anche ad un cast con attori di rilievo quali Nancy Brilli.

La Locandiera: Scena I

Sala della Locanda. Entra Fabrizio. Stanco, si avvicina, in silenzio, al tavolo posto sulla sinistra del palco. Non c’è musica non ci sono parole. Fabrizio si siede su una delle sedie poste intorno al tavolo guarda davanti a sé ma non il pubblico in sala, poi si alza ed esce di scena da dove è entrato. Entra il Marchese di Forlipopoli seguito dal Conte di Albafiorita.

Così inizia la Locandiera di Marini, una Locandiera particolare fin dalle scene realizzate da Alessandro Chiti che ispiratosi allo stile neo barocco, crea un ambiente di contrasti di bianco e nero, di corridoi e stanze che si aprono e si chiudono, che mostrano salvifiche vie di fuga o si stringono sui personaggi in modo quasi claustrofobico. E’ una scelta ambiziosa dettata dalla voglia di lasciarsi alle spalle la tradizione e dalla voglia di sperimentare qualcosa di nuovo proiettando l’opera in un’atmosfera senza tempo; locanda alla fine del mondo che incanta lo spettatore con i suoi specchi nascosti e i suoi labirinti, invitandolo a prendere parte alla storia.

A rendere, inoltre, ancora più anomala questa Locandiera, sempre in linea con l’idea generale di rinnovo, c’è anche la scelta dei costumi, ideati da Nicoletta Ercole. Costumi che hanno lo scopo di raccontare, di mostrare la personalità degli ospiti che animano la locanda.

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Brilli_Nancy_La_locandiera --400x300Atmosfera, costumi e colori

E’ sul marcato contrasto di bianco e nero, in richiamo all’allestimento scenico, che sono stati pensati gli abiti di Mirandolina e del Cavaliere di Ripafratta. Lei candida, se di candido si può parlare riferendosi a una donna tanto scaltra e manipolatrice, fa il suo ingresso sul palco stretta in un corsetto di memoria vagamente fetish, preceduta dal suono dei tacchi sfacciatamente alti dei suoi stivali; femminilità libera e decisa ma non per questo trascurata. Entra in scena affermando la sua posizione di donna non sottomessa e di padrona, ma non per questo meno femminile anzi curata fino al dettaglio dei capelli annodati in una ricercata acconciatura.

Mirandolina esibisce il suo orgoglio d’esser femmina davanti al misogino ed egocentrico Cavaliere nero vestito, costretto in un abbigliamento austero, di eco militare, pronto per l’entrata in guerra contro l’amore e il desiderio; una lotta, già persa in partenza, che lo condurrà verso un’irrimediabile e tragica resa.

In conclusione La Locandiera di Marini è un esperimento teatrale ben riuscito; un tentativo di rilettura dell’opera goldoniana portato avanti però con quel religioso e umile rispetto che sarebbe costantemente lecito portare di fronte ai grandi classici altrimenti intoccabili.

La Locandiera

Un’ottima Nancy Brilli nel ruolo di Mirandolina

Anche il cast risulta essere una scelta azzeccata. Dopo qualche anno di assenza dal palco scenico Nancy Brilli torna con un ruolo che le si addice, mettendo in scena una Mirandolina brillante, intelligente, combattiva e per questo popolare ma non così seducente come ci si sarebbe aspettati. Unico neo della sua performance poiché il fascino espresso dalla locandiera goldoniana, la sua malia incantatrice, non rivive in Nancy Brilli che non osa a sufficienza, ma non manca di divertirsi nel prendere in giro gli uomini. Accanto a lei, Claudio Castrogiovanni, nobile Cavaliere di Ripafratta; un’eccellente interpretazione che riesce, fin da subito, a guadagnarsi il favore del pubblico. Favore per un personaggio che fa sorridere le donne e che si conquista tutta la solidarietà degli uomini. Un’interpretazione sincera e sentita in cui Castrogiovanni s’identifica con il Cavaliere e lo rende con forza e precisione senza sbavature o esagerazioni nella recitazione.

La guerra dei sessi

A fare da cornice a questa coppia impegnata nel gioco della guerra dei sessi, Fabio Bussotti, Maximilian Nisi, Fabio Fusco e Andrea Paolotti che si muovono in un universo di piume, parrucche e trucchi, di ambiguità e vizi dichiarati, esibiti, non senza un certo orgoglio, in cui l’amore non è mai percepito come un elemento affettivo ma come uno strumento per giungere al trionfo personale.

Marini, in questo suo primo esordio registico nel teatro goldoniano mette in scena un mondo senza tempo, immaginario e visivo, nel quale si consumerà lo spietato piano di una Mirandolina più perfida, più cinica e ancora, se possibile, più divertita per la caduta del maschio per eccellenza che sarà, sfortunatamente per lui, costretto a soffrire a patire ciò da cui si era dichiarato da sempre immune.



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