Domenica, 17 dicembre 2017 - ORE:14:59

Teatro, come cinema, D’autore: Così è (se vi pare)

Così è (se vi pare)

Così è (se vi pare)
placido

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  • Regia: Michele Placido
  • Con: G. Lojodice, P. Micol, L. Virgilio
  • Scenografie: Carmello Giammello
  • Musiche: Davide Cavuti
  • Costumi: Sabrina Chiocchio

 

«E’ una satira filosofica sapientemente concepita –dichiara il regista riferendosi all’opera -svolta in modo leggero e divertito. Evidenzia il malsano desiderio di conoscere i fatti altrui. C’è in questa impostazione un’evidente intenzione umoristica… ma c’è anche la volontà di sostenere che a qualunque livello la verità, qualunque verità, risulta contraddittoria e inconoscibile».

Placido: dal cinema al teatro

Così è (se vi pare) è l’ esordio teatrale di Placido che fino ad ora si era dedicato, solo, al mondo del cinema. Ad affiancarlo nella resa dell’opera un cast di prestigio: Giuliana Lojodice, un nera e austera Signora Frola, un’ interpretazione asciutta, ma non per questo meno intensa che la porta tuttavia ad essere, forse, troppo rigida. Rigidità da cui trabocca in modo soffocato e per questo, a tratti, non convincente, la sua recitazione.

I personaggi

Accanto a lei Pino Micol nelle vesti del genero, il Signor Ponza, che entra ed esce dalla pazzia personale ed altrui con disinvoltura e sapiente esperienza, riuscendo a non rimanere incastrato tra potenziale normalità e presunta pazzia. Infine Luciano Virgilio che veste i panni del disincantato ed ironico Lamberto Laudisi, alter ego dello stesso Pirandello.

La ricerca della verità

Un’interpretazione brillante, divertente e divertita, poiché Virgilio sembra realmente giocare con le debolezze degli altri personaggi così infidamente concentrati sulla ricerca di una rassicurante verità. A fare da cornice ai tre interpreti principali Nino Bellomo, Alessio Di Clemente, Manuela Muni, Erika D’Ambrosio, Vittorio Ciorcalo, Marta Nuti, Franco Mirabella, Paola Sambo, Marco Trebiano e Mariangela Trabassi, che incarnano le caricature di una società ben pensante, ipocritamente dedita a fare del bene.

Musiche e costumi

Una messa in scena di qualità sotto tutti i punti di vista, con le musiche di Davide Cavuti e i costumi di Sabrina Chiocchio, destinata tuttavia a perdere eleganza nella scelta registica di “togliere il velo” alla verità. Niente viene lasciato al caso. Un’attenzione quasi maniacale al dettaglio, fatto probabilmente dato da un impostazione più propriamente cinematografica che teatrale del regista, il quale decide fin troppo bene cosa mostrare, imponendo la sua presenza in modo quasi opprimente sulla scena.

La scena suggestiva

Solo la scelta scenografica, portata avanti da Carmelo Giammello, è dichiaratamente teatrale. Un gigantesco specchio rotto che sovrasta la scena, i cui frammenti, caduti, sono andati a piantarsi nel salotto borghese della famiglia Agazzi. Un allestimento scenico molto suggestivo che viene tuttavia adoperato da una regia che guarda alla realizzazione di una potenziale inquadratura vincente, che opera sul taglio e montaggio sfruttando luci e dissolvenze, riflessi rincorsi e immagini deformate.
 

L’epilogo

“Io sono colei che mi si crede” così fa il suo ingresso in scena la verità, mettendo a nudo le ipocrisie e i perbenismi di coloro che hanno avuto l’assurda pretesa di scoprirla come unica e inequivocabile. Il sipario si chiude con la risata di Laudisi (Virgilio), caustico e derisorio fino alla fine. In conclusione, una messa in scena in grande stile ben orchestrata, studiata in ogni suo dettaglio, confezionata alla perfezione e potenzialmente vincente.

Un ibrido troppo perfetto forse

Placido esegue un lavoro da maestro, ma in modo forse troppo eccessivo poiché lo spettatore non può assistere a ciò che sta succedendo se non attraverso gli occhi di un regista che crea, attingendo più dal mondo del cinema che da quello del teatro, un ibrido troppo perfetto destinato ad esaltare la bellezza e a trascurare la sostanza.



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