Sabato, 22 luglio 2017 - ORE:00:46

Luigi Pirandello, premio Nobel per la letteratura nel 1934


Luigi Pirandello noto scrittore, drammaturgo e poeta italiano, nasce a Girgenti (oggi Agrigento), in Sicilia. Appartenente ad una famiglia borghese di condizioni agiate trascorre un’infanzia non sempre serena, ma anzi molto complessa e struggente, vista la difficoltà che aveva nel dialogare con gente adulta e soprattutto con i suoi genitori. Devoto alla chiesa cattolica fin da giovane, se ne allontana poco a poco, deluso da motivi futili. Dopo un istruzione basilare avuta da dei maestri privati, srudierà inizialmente in un istituto tecnico e successivamente al ginnasio.

Dotato di un grande dono artistico, soli 11 anni scriverà la sua prima opera, “barbaro”, poi andata perduta. Inizia i suoi studi universitari a Palermo, nel 1886, per poi partire alla scoperta di nuove mete, come Roma, in cui continò i suoi studi, che abbandonò presto a causa di problemi con il rettore, recandosi, sotto consiglio del maestro ernesto monaci, a Bonn. Laureatosi nel 1891, presenta una tesi inerente alla fonetica della lingua parlata di Agrigento, “foni ed evoluzione fonetica del dialetto di Girgenti”.

L’anno seguente nel 1892, sempre a Roma riesce a mantenersi grazie a degli aiuti economici arrivati dal padre. A Roma conosce Luigi Capuana che lo addentrò molto nel campo letterario e che gli spalancò le porte dei salotti intellettuali dell’epoca, facendogli conoscere vari artisti,scrittori ecc.. nel 1894 sposa Maria antonietta Portulano, figlia di un ricco socio del padre. Matrimonio apparentemtne combinato, ma che poi sfocierà in un vero e proprio rapporto passionale. Successivmanete nel 1904 una grave crisi che investì la miniera del padre,da cui Pirandello e la sua famigli traevano sostentamento, li porta sull’astrico. Crisi che alimentò le già verifica tesi crisi della moglie, la quale in seguito, sotto conferma dello stesso marito, venne rinchiusa soltanto nel 1919 in una clinicia psichiatrica.

Avvenimento che porto pirandello ad avvicinarsi alle teorie dell’ormai conosciuto, Sigmund Freud. Il 1904 è un anno molto importante per Pirandello. Anno in cui si manifesta il suo primo grande successo, il Fu mattia Pascal. Pubblicato nel medesimo anno, venne subito tradotto in diverse lingue. Opera in cui Pirandello tocca diversi temi, come quello della forma,della famiglia,dell’identità,dell’inettitudine e del gioco d’azzardo. Romanzo totalmente innovativo per l’epoca venne molto criticato come d’altronde altre sue opere. Fra le grandi opere pirandelliane ricordiamo anche uno,nessuno,centomila, in cui si nota la maturità ormai raggiunta da Pirandello. Proprio dal titolo di questo romanzo possiamo comprendere il senso del romanza,cioè riuscire ad comprendere e ad avere la consapevolezza che l’uomo non è unico (uno) a concepire che egli è nulla (nessuno) passando alla consapevolezza di se stesso che l’individuo assume nel suo rapporto con gli altri (centomila).

In questo modo la realtà perde la sua oggettività e si sgretola nell’infinito vortice del relativismo. Infine Pirandello durante la sua carriera di scrittore,fu colpito da un grave lutto,cioè la prigionia del figlio stefano, fatto prigioniero appunto dagli austriaci,durante la prima guerra mondiale. Successivamente nel 1924 condivise alcune delle idee dei giovani fasci siciliani e del socialismo. Nel 1924 manda una lettera a Mussolini. A seguito di questa richiesta fu pubblicamente duramente attacato da altri artitsti intellettuali, fra cui anche giovanni Amendola.

Pirandello non rinnegò mai la sua adesione al fascimo, motivata per di più per la netta sfiducia nei confronti dei socialdemocratici. Da sottolineare anche l’esperienza pirandelliana per quanto riguarda il teatro, che lo incorona, facendo arrivare al Nobel per la letteratura nel 1934. per quanto riguarda la filosofia dell’umorismo, del quale ce ne parla nel Nel saggio “L’umorismo”.Pirandello distingue il comico dall’umorismo. Il primo, definito come “avvertimento del contrario” nasce dal contrasto tra l’apparenza e la realtà. Nel saggio citato Pirandello ce ne fornisce un esempio:

« Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di qual orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. “Avverto” che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa espressione comica. Il comico è appunto un “avvertimento del contrario” »
(L. Pirandello, L’umorismo, Parte seconda)

L’umorismo, invece, nasce da una considerazione meno superficiale della situazione:

« Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente, s’inganna che, parata così, nascondendo le rughe e le canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico »

Quindi, mentre il comico genera quasi immediatamente la risata perché mostra subito la situazione evidentemente contraria a quella che dovrebbe normalmente essere, l’umorismo nasce da una più ponderata riflessione che genera una sorta di compassione da cui si origina un sorriso di comprensione. Nell’umorismo c’è il senso di un comune sentimento della fragilità umana da cui nasce un compatimento per le debolezze altrui che sono anche le proprie. L’umorismo è meno spietato del comico che giudica in maniera immediata.



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