Giovedi, 29 giugno 2017 - ORE:10:53

Toni e Peppe Servillo nell’inedito ‘Cantami una poesia’ per il Festival della Mente

Toni e Peppe Servillo

Toni e Peppe Servillo

Toni e Peppe Servillo: una dichiarazione d’amore per Napoli

Più di un concerto, più di un reading, più di un recital, l’inedito spettacolo “Cantami una poesia”, messo in scena dalle geniali menti dei fratelli Peppe e Toni Servillo, è una dichiarazione d’amore; verso la loro città, Napoli, fatta di vizi e pregi, raccontata attraverso gli occhi, le parole ed i sentimenti di quelli che hanno contribuito a renderla grande. Come filtro, la sensibilità dei due poliedrici artisti, affiancati dai sorprendenti Solis String Quartet, quartetto d’archi che con il suo originale mix di jazz, pop, musica folkloristica e contemporanea, mai si limita ad eseguire un semplice appoggio sonoro, ma entra, a volte prepotentemente, ma sempre a pieno titolo, nel fondamentale contributo ad un risveglio dello spettatore, catapultato nelle esperienze sensoriali della terra partenopea. Appositamente eseguito per celebrare il decennale del “Festival della Mente” di Sarzana, annuale evento ormai di punta nell’estate della cittadina ligure, lo spettacolo segue il fil rouge lanciato dalla manifestazione per questa edizione: “Conoscenza, crescita e futuro” nel desiderio di iniziare a vedere, e realizzare – come dichiarato da Giulia Cogoli, direttrice e creatrice del festival – “un’Italia come vorremmo che fosse”. E dove partire, o meglio, ripartire, se non dalle radici, da un patrimonio culturale che, dato il suo spessore e la sua profonda umanità, da regionale tende a farsi nazionale, universale?

 Lo spettacolo va in scena a Sarzana

Affidandosi ad una scarna e concreta scenografia, fatta di sedie e di leggii, e lasciando che l’atmosfera sia piuttosto suscitata dalla suggestiva ambientazione della piazza della Cittadella di Sarzana, il duo di fratelli compone uno spettacolo fatto di vari sketch o scenette, spaziando fra i diversi generi, dalla letteratura alla musica, al teatro, e toccando con la propria curatissima dizione tutti i diversi gradi acustici vocali: da un’intensità forte e marcata, ad una fioca e debole, da un ritmo veloce ed estenuante (basti pensare alla prima lettura di Toni, “Napule”, crudo ritratto della città scritto da Mimmo Borrelli) ad uno lento ed enfatico,  Servillo dipinge, anche grazie ad una mimica dominata con intelligenza, anch’essa modificata in base alle più disparate esigenze espressive,  le più diverse sfumature di una città, e di un percorso artistico, così vari e poliedrici.

 

 Sarzana Festival della Mente si tinge di Napoli

Per quanto riguarda i testi, tutti naturalmente in un caldo e vivace napoletano, ognuno rende omaggio a suo modo alle vette più alte della cultura partenopea, grazie anche all’inserimento di pezzi quali la poesia di Raffaele Viviani Fravecature”, attualissima e struggente, e Litoranea” di Enzo Moscato, tagliente riflessione sulle contraddizioni e sul degrado di Napoli, che, nel 1991, costituiva il finale di “Rasoi”, spettacolo dei Teatri Uniti diretto da Mario Martone e dallo stesso Servillo. Punta di diamante dell’intera serata, resta però la poesia Vincenzo De Pretore” di Eduardo, da cui quest’ultimo ha poi tratto la celebre commedia omonima del 1957.

Accolta da una quasi ovazione e seguita da fragorose e genuine risate, la lettura è resa ancor più memorabile da uno straordinario Servillo, il quale riesce a renderla degna conclusione, quasi riassuntiva, di uno spettacolo a dir poco suggestivo ed affascinante, fatto, come recita il titolo, di poesie cantate e canzoni recitate, che celebra non solo la città partenopea, ma anche gli eterni legami che essa instaura fra gli uomini. Proprio secondo quella ‘simpatia e compassione’che tanto interessava ad Eduardo, maestro scomodo, come è stato detto, per gli artisti napoletani, ma anche inesauribile fonte di ispirazione non solo artistica di cui si è nutrita e ancor si nutre la loro straordinaria creatività scenica.

“Una lingua viva nel tempo, materna ed esperienziale, fa diventare le battute espressione, gesto, corpo”

Infatti, mettendo lo spettatore sempre al centro del gioco, dato che comunica in una lingua che riesce a farsi patrimonio poichè, come dice Toni Servillo stesso, si tratta di una lingua viva che ancora ha molto da offrire come comunicazione. “Cantami una poesia”, prima ancora che una manifestazione artistica, è un incontro fra esseri umani, fra naturalmente diverse sensibilità e individualità, persone sul palco e di fronte ad esso che ancora hanno voglia di mettere in gioco e condividere il quadro sintetico di una realtà tanto paradossale quanto comune (nella doppia valenza del termine), da cui alla fine sembra emergere il deciso quanto assoluto bisogno di non rinunciare alla propria ancestrale identità.



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