Sabato, 19 agosto 2017 - ORE:07:40

Riccardo III: una grandiosa cornice di una prosciugata vicenda


Riccardo III

Il piacere di mescolare teatro e cinema

Vestito di un dichiarato citazionismo del goticheggiante universo di Tim Burton, il Riccardo III di Alessandro Gassman, qui in doppia veste di regista ed interprete, si dota di un impianto scenico di gigantesche dimensioni.
Un’ eleganza plumbea, una grandezza decadente, ma più di ogni altra cosa, un palese piacere nel mescolare teatro e cinema. Il sipario si apre su un mondo notturno, dai richiami lontanamente metropolitani; tre sono gli spazi in cui è suddiviso il palco nella coinvolgente scenografia ideata da Gianluca Amodio; tre ambienti differenti in cui la narrazione delle vicende prende vita. D’impatto l’apporto videografico di Marco Schiavoni che attraverso proiezioni di un cromatismo innaturale ed esasperato contribuisce a rendere ancora più intensa la miasmatica atmosfera di cui è intrisa l’opera.

La messa in scena

Una poderosa messa in scena che vede come protagonisti un alternarsi di fantasmi, che nell’interpretare più ruoli, si vestono di più facce. Polverosi, stracciati, i personaggi che ruotano intorno alla figura di Riccardo si mascherano da vivi nel tentativo di celare il loro decomporsi quasi volessero, attraverso il trucco opprimente, nascondere il tracollo morale che li vede vittime e/o collaboratori del vero carnefice.
Una compagnia che vede tra gli interpreti Mauro Marino, Manrico Gammarota, Sergio Meogrossi, Marta Richeldi, Sabrina Knaflitz e l’attrice doppiatrice Paila Pavese.

Gli attori principali: Vitaliano Trevisan e Gassman

Protagonista indiscusso di quest’opera, nata dall’incontro con Vitaliano Trevisan autore dell’adattamento di un testo ‘minore’ di Goldoni, è Alessandro Gassman che porta in scena un godibile Duca di Gloucester incastrato in un gigantismo sofferente e scomposto. Iperattivo immobile, appesantito da costrizioni fisiche, l’attoregista si veste di un Re formato da un infelice e impreciso assemblaggio di arti malfunzionanti.

Spettacolo che nel suo farsi contemporaneo richiama in un certo senso aspetti affini al lavoro di rielaborazione portato avanti da Salvatores in Sogno di Una Notte di Mezza Estate.

riccardo terzoUn Re sofferente e stravolto dal dolore

Lontano da quell’introspezione di memoria ‘beniana’ che addirittura elimina dalla scena l’intreccio della conquista del potere per lasciare il Re solo con i suoi fantasmi, il lavoro di Gassman si mostra come un susseguirsi di voci stridenti, d’isterismi mal celati, di clown incattiviti che, persi in un universo visivo, rimangono in superficie. E’ proprio, forse, questa ossessione smodata di una messa in scena che funzioni nel suo faraonico svolgersi a far soffrire il concetto. Lo stesso tentativo di portare, con le proiezioni video, ‘l’effetto speciale’ di natura più propriamente cinematografica sul palco è da lodare, se non fosse che tutto ciò dovrebbe essere asservito ad un senso e non prendere il sopravvento.

Un Re che nasce e muore stravolto da un violento furore, ma che in fin dei conti sembra sul finire più una spaesata vittima dagli eventi che vero e proprio divertito artefice.
Un Riccardo III in conclusione che perde di vista la sostanza, che resta sospeso nella penombra funerea di un sapiente e ben organizzato montaggio di luci nel quale si annullano sia la sua sete di dominio sia il suo dramma privato.



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