Domenica, 28 maggio 2017 - ORE:01:56

Ring Festival: tutto esaurito e grande successo per la prima edizione


Ring Festival

Un successo clamoroso, con il tutto esaurito per tutte e tre le giornate, e con una risposta del pubblico eccellente.

Gli spettatori, provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, sono rimasti soddisfatti e hanno apprezzato l’evento, unico nel suo genere in lucchesia, e risposto con entusiasmo alle performance in programma: in scena autori di fama internazionale e giovani talenti emergenti.

La stampa ha seguito il festival con grande interesse, così come le istituzioni locali e regionali.
Ring è iniziato giovedì 28 agosto con le performance Anatomie della parola di Aline Nari & Davide Frangioni e Heavy Metal di Alessandro Certini – Company Blu / Certini-Zerbey, inserite in un percorso guidato dentro e fuori le antiche mura urbane. Un viaggio nella danza contemporanea nella splendida cornice del monumento più famoso di Lucca.

Il 29 e 30 agosto Ring si è spostato nelle sfarzose sale di Palazzo Ducale dove ad aprire il festival, nella giornata del 29, è stata la cerimonia dell’assegnazione del Premio dell’Uomo in Piedi, riconoscimento nato da un’idea di Roberto Castello, direttore artistico di Ring nonché presidente di Aldes, quest’anno assegnato ad Erdem Gündüz, l’artista che lo ha ispirato con la sua performance di matrice politica Duran Adam, realizzata a Istanbul nel giugno 2013 in piazza Taksim a seguito della violenta repressione della polizia. Nelle future edizioni il premio sarà assegnato da una giuria internazionale all’artista, di qualunque provenienza e disciplina, che avrà saputo coniugare rigore formale con coraggio ed impegno civile. La cerimonia ha visto la presenza del Sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, del Presidente dell’Opera delle Mura Alessandro Biancalana, dell’Assessore della Provincia di Lucca Francesco Bambini, e di Alessandro Romanini, Direttore del Centro di Arti Visive di Pietrasanta.

Nella Sala Maria Luisa l’artista visivo Michelangelo Consani si è cimentato nell’originale performance Wiki mon amour, un racconto della follia nucleare attraverso la lettura di pagine di Wikipedia, in parallelo all’azione di una performer che, per tutto il tempo, seduta, ora di spalle, ora verso il pubblico, indossa una maschera, terminando con un intenso e significativo canto indiano.

A seguire il poetico lavoro coreografico di Erdem Gündüz, frutto della sua residenza artistica a SPAM!: Kurbanla kurban eden – Victimizing victims. I corpi delle due danzatrici in scena si prestavano a un racconto delicatamente incisivo, dapprima puramente verbale, poi solo coreografico, dove emergeva chiaramente la mutua condizione di vittime, in un continuo scambio di ruoli.

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Uno spettacolo toccante dopo l’altro

Nella fastosa Sala Ademollo Six year later, di Roy Assaf, reduce dalla Biennale di danza di Venezia. In scena il coreografo israeliano con la danzatrice Hadar Yunger Harel. Un uomo e una donna che si cercano o si fuggono, si muovono all’unisono o in contraddizione, ma sempre restando uniti in quel grande, bianco, vuoto spazio scenico.

La serata del 29 si è conclusa con Marta Bellu in How to do things with words – Studio su un enunciato performativo infelice, allestimento totalmente silenzioso che si muove su differenti piani espressivi. Il movimento coreografico intrecciato al dialogo proiettato sulla parete si fondevano armoniosamente in un’accattivante costruzione semantica.

A chiusura la suggestiva videoproiezione Fino a qui di Daniele Spanò sulla facciata del Teatro del Giglio (riproposta anche il 30 agosto). Una sorta di risveglio di un antico edificio tanto simbolico quanto immutabile: nella proiezione le porte sbattono, le finestre s’illuminano, a creare una visione rinnovata di una partitura architettonica.

La seconda giornata è iniziata con l’esibizione Concerto per Cani, viola e violoncello dei CANI, gruppo di danzatori toscani dall’indiscussa originalità. Violoncello e viola, suonati da una sola esecutrice, hanno dato vita a una tessitura musicale a tratti distorta, contraddistinta da una dinamica alternante per volume e intensità. Un lavoro gestuale di rara raffinatezza.

A seguire Annie Vigier & Franck Apertet (les gens d’Uterpan), con X-Event 2.3 According to the protocole Les chutes. Una performance disorientante e dall’incredibile potenza che ha catturato il pubblico, disposto tutt’intorno alla scena in una sorta di cerchio simbolico.

Il terzo spettacolo in programma: Duet for two dancers di Tabea Martin, una raffinata partitura coreutica, un divertente gioco d’accumuli e sottrazioni in cui, a ogni dichiarazione verbale circa i movimenti annunciati corrisponde una serie di gesti della coppia in scena.

A seguire l’intensa e ironica performance Strascichi di Irene Russolillo (Aldes): un viaggio nel femmineo intendere l’amore e la sua fine, espresso con una forza e una delicatezza sorprendenti.

Ring si è chiuso con l’anteprima nazionale di In girum imus nocte (et consumimur igni), spettacolo a firma Roberto Castello. Uno scabro bianco e nero e una musica metallica sono l’ambiente nel quale si snodano le micro-narrazioni di questo lavoro di gruppo a cavallo tra arte visiva e danza, ironia e drammaticità. Il pubblico era rapito, affascinato, ipnotizzato.

Il punto zero di Ring Festival si è rivelato quindi un successo, che con l’appoggio delle varie istituzioni che hanno permesso la sua nascita, speriamo possa continuare la sua strada crescendo e diventando un appuntamento biennale nel panorama culturale di Lucca.



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