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Pier Paolo Pasolini: un uomo controverso e un intellettuale profetico


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Anniversario della morte di Pasolini

Ricorreva ieri, 2 novembre 2012, il 37° anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, una delle più grandi figure della letteratura italiana del Novecento, assassinato sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia (comune di Roma) il 2 novembre 1975. Ancora oggi le circostanze riguardo la morte di Pasolini non sono state chiarite. E’ in verità piuttosto curioso come anche la morte di Pasolini si configuri come uno dei tanti episodi controversi della sua vita.
Pier Paolo Pasolini nasce il 5 marzo del 1922 a Bologna, figlio di un ufficiale di carriera, Carlo Alberto Pasolini, e di una maestra di Casarsa (in Friuli), Susanna Colussi. La vita in famiglia non è facile, per più motivi: vive un rapporto morboso con la madre, cui resterà sempre legato (ne è testimonianza il fatto che sono sepolti entrambi a Casarsa, come pure ne è testimonianza l’ omosessualità dello scrittore: l’amore totalizzante, che egli provò per la madre, gli impedì probabilmente di amare altre donne); di contro, vive un rapporto assai turbolento con il padre, rispetto al quale cercherà sempre di porsi in antitesi: Pasolini si configura quindi come una sorta di Edipo dei tempi moderni e una figura controversa, già nel microcosmo familiare. Legatissimo anche a suo fratello Guido, Pasolini fu profondamente scosso dalla sua morte, appena diciannovenne, in un episodio tristemente celebre della seconda guerra mondiale, l’eccidio di Porzus.

Il primo Pasolini

L’esordio da poeta avviene nel 1942, con “Poesie a Casarsa”, scritte in dialetto friulano: sono poesie, quelle del periodo giovanile, autobiografiche e fortemente intrise di un simbolismo quasi pascoliano, del tutto diverse da quelle della seconda metà degli anni Cinquanta, caratterizzate dall’impegno civile e ideologico (una raccolta su tutte: “Le Ceneri di Gramsci” del 1957). In effetti, Pasolini fu anche un uomo impegnato politicamente, in qualità di militante del PCI, cui decise di aderire dopo aver letto e apprezzato Marx, ma soprattutto Gramsci: sono anni, quelli di militanza nel partito, di contatti con la povertà e con il proletariato, esperienze che confluiranno ne “Il Sogno di una cosa”, il suo primo romanzo.
Nel 1950, tuttavia, Pasolini viene espulso dal PCI per indegnità morale, accusato di commettere violenze sessuali su minorenni: pur essendo assolto al processo, Pier Paolo decide di trasferirsi con la madre a Roma, dove passa momenti molto duri dal punto di vista economico. Nonostante le difficoltà, sono anni di grande entusiasmo per lo scrittore, che comincia a frequentare assiduamente le borgate romane (i quartieri dove vivono i sottoproletari, su cui Pasolini incentrerà alcune opere come “Ragazzi di Vita” e “Una Vita Violenta”), come pure gli ambienti intellettuali. Egli andava alla ricerca di un’autenticità e di un’umanità che rintracciava soltanto nella civiltà contadina, fortemente idealizzata: celebre, in questo senso, è un suo scritto sul “Corriere della Sera”, dove si fa riferimento alla “mutazione antropologica” degli italiani, cioè alla sostituzione repentina della classe contadina con quella borghese, classe da egli profondamente odiata per il carico di pseudo-valori che essa trascina con sé. Simbolo di questa “borghesizzazione universale”, per Pasolini, è la televisione: essa è il mezzo di cui il potere si serve per omologare i valori al modello del consumo e per distruggere ogni cultura alternativa e perciò autentica, di cui il nostro paese è storicamente ricco, rappresentando quindi una sorta di “nuovo fascismo”.

Sceneggiatore e regista

Degna di menzione è anche la sua attività prima di sceneggiatore e poi di regista: basti ricordare il suo primo film “Accattone” (1960) e uno dei suoi lungometraggi più celebri (anche per la reazione della stampa che riuscì a suscitare), “Il Vangelo Secondo Matteo” (1964).

Da quanto si è detto, emerge un’altra dimensione, oltre alla controversia, con cui poter leggere e interpretare oggi la figura di Pier Paolo Pasolini, e cioè la sua natura di intellettuale, oltre che eclettico, lungimirante: nonostante gli scandali in cui è stato coinvolto, nonostante i ben 33 processi a suo carico, nonostante le circostanze ancora misteriose sulla sua morte, egli ha il merito di lasciare a noi, cittadini del nuovo millennio, pagine di un sapore profetico, quasi un testamento su quelle che sarebbero state le sorti malandate della nostra Italia. In un mondo in cui l’economia e i mass media condizionano e rischiano di dominare la nostra vita e soprattutto il nostro pensiero, le critiche, rispettivamente, al mondo borghese e al mondo della televisione non possono che apparirci fondate: il progresso dei mezzi e delle tecnologie, visto con gli occhi di Pasolini, è quindi un falso progresso, giacché non può far altro che lasciare dietro di sé l’aridità dell’omologazione e del conformismo.



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