Mercoledi, 13 dicembre 2017 - ORE:11:54

Palazzo Blu si tinge di rosa, in mostra Artemisia Gentileschi e i costumi di scena di Anna Anni.


Palazzo Blu si tinge di rosa, in mostra Artemisia Gentileschi e i costumi di scena di Anna Anni. Artemisia Gentileschi a Pisa: un talento a lungo sottovalutato e riportato alla luce da Roberto Contini e Francesco Solinas

Palazzo Blu, la storica sede d’esposizioni sul Lungarno pisano questa primavera si tinge di rosa per celebrare con una doppia mostra due donne diversissime, nate in epoche lontane ma accomunate dall’aver fatto dell’arte la loro vita: la pittrice Artemisia Gentileschi e la costumista Anna Anni, a due anni dalla sua scomparsa.
Per Artemisia è la terza mostra in due anni, segno del ritrovato interesse per un’artista troppo a lungo sottovalutata; stavolta, dopo Roma e Parigi, torna nella sua terra d’origine: seppur nata a Roma, Artemisia discende infatti dalla famiglia di pittori pisani Lomi-Gentileschi (di cui alcuni lavori sono conservati proprio a Palazzo Blu). La mostra, curata come le precedenti da Roberto Contini e Francesco Solinas, si propone di gettar luce attraverso una dozzina di opere su uno dei periodi meno conosciuti della Gentileschi, cioè i ventitrè anni del periodo napoletano: nella città partenopea Artemisia arrivò invitata dal duca di Alcalà, e vi rimase fino alla morte, salvo la breve parentesi londinese. All’apogeo della fama, a Napoli aprì una grande bottega dove, grazie a lei, si formarono importantissimi pittori del calibro di Cavallino e Guarino.

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Susanna-e-i-VecchioniUna panoramica sulle opere di Artemisia

Punta di diamante della mostra è sicuramente “Clio, Musa della Storia” una delle opere di soggetto allegorico più riuscite della Gentileschi, che in questa occasione fa da padrona di casa, essendo il fiore all’occhiello della collezione permanente di Palazzo Blu; datata 1632, è stata lo spunto del percorso tematico, invitando molti altri dipinti dello stesso periodo a raggiungerla. Fra le opere esposte si possono ammirare capolavori come “Susanna e i Vecchioni” (nell’immagine a fianco) ma anche alcuni inediti, come il “David con la testa di Golia”, esempio di quel caravaggismo già baroccheggiante ereditato dal padre Orazio, o “Cristo e i fanciulli”, visibile oggi per la prima volta dopo secoli di peripezie e di compravendite, donato da una collezionista all’Arciconfraternita dei Lombardi di San Carlo al Corso.

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A palazzo Blu l’artista e la proto-femminista

Le dodici opere sono state esposte nelle sale del primo piano, montate in pannelli avorio sulla preziosa tappezzeria alle pareti in modo che dialoghino con gli altri pezzi della collezione permanente; il percorso della mostra diventa quindi l’occasione per scoprire anche le meraviglie di questa cornice suggestiva, i pavimenti in marmo, i soffitti affrescati, gli intarsi, le tende e la preziosa mobilia d’epoca, anche se in alcune sale, complice l’illuminazione che non rende giustizia alle opere, si ha la sensazione che sacrifichino la giusta visibilità dei quadri.

L’intento principale, spiega Solinas, era di riconciliare la Gentileschi artista, ingiustamente sottovalutata per decenni, e la Gentileschi donna, mito proto-femminista, celebrata in questo senso dal best-seller “Le passioni d’Artemisia”, dove la Vreeland romanza le sue tormentate vicende biografiche. Sicuramente è stata una donna libera, appassionata, indipendente, donna violentata e riscattata, madre lavoratrice, ma era prima di tutto un’artista richiestissima e di notevole livello: prima donna ammessa all’Accademia del Disegno nel 1616, non c’era corte signorile che non vantasse un suo quadro, dalla Serenissima alla Curia Romana, dal Vicerè di Napoli al Re di Spagna.

Mundus mulieribus

In questi anni inventa un nuovo genere, il mundus mulieribus, dedicato alla storia delle donne, di cui possiamo ammirare alcune Allegorie femminili, oltre che le bellissime “Minerva” e “Cleopatra” (nell’immagine a fianco), ritratte con un occhio squisitamente femminile nella morbidezza degli incarnati, nei gioielli, nei particolari delle rifiniture preziose delle vesti.
La Gentileschi stessa, nel suo “Autoritratto” risolve l’eterna diatriba fra critica delle opere e ricostruzione autobiografica, mostrandoci orgogliosamente la tavolozza dei colori: la sua vita era nella sua arte, e l’arte nella sua vita.

Schermata 2013-04-23 a 21.44.09A Palazzo Blu anche i capolavori di Anna Anni, costumista d’eccellenza scomparsa due anni fa

Stessa formula, strumenti diversi: anziché con tavolozza e pennello, Anna Anni creava i suoi capolavori con ago e filo; nella mostra parallela a Palazzo Blu, in collaborazione con la Fondazione Cerratelli, troviamo i sontuosi costumi di scena da lei creati per diversi balletti e per due allestimenti teatrali di Franco Zeffirelli, la Maria Stuarda e l’Otello.
Peccato che in alcune di queste sale l’allestimento lasci davvero a desiderare, per esempio relegando gli acquerelli dei bozzetti (che già da soli sarebbero piccoli capolavori) in angoli delle sale dove davvero deve cadere l’occhio perché siano notati.
Comunque è davvero un’occasione per scoprire Annina,
come la chiamava Zeffirelli che le era profondamente affezionato, la disegnatrice fiorentina che nella sua lunga carriera teatrale e cinematografica ha vestito Anna Magnani, Maria Callas, Pavarotti, Placido Domingo e ballerini come Carla Fracci e Rudolf Nureyev, solo per fare alcuni nomi. Il sodalizio artistico con Zeffirelli, durato oltre sessant’anni, la portò addirittura alla nomination all’Oscar nel 1987 per i costumi della versione cinematografica dell’Otello, grazie al rigore filologico, alla cura maniacale dei particolari e all’estro creativo delle sue creazioni.

Fino al 30 Giugno 2013 a Palazzo Blu, Pisa: Artemisia, la musa Clio e gli anni napoletani; Costumi di scena. Anna Anni e l’Officina Cerratelli.



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