Sabato, 22 luglio 2017 - ORE:00:49

OBEY! in mostra a Napoli

obey

mostra a Napoli

OBEY! in mostra a Napoli: notizia a livello nazionale

OBEY! arriva in mostra a Napoli, città che, se guardiamo indietro, si distingue sempre di più nel campo delle iniziative e degli eventi culturali internazionali. Dopo un periodo buio, la capitale partenopea inizia un processo di riscoperta dei suoi tesori meno conosciuti e si apre alle nuove forme d’arte provenienti da tutto il mondo.

La mostra su OBEY! al Palazzo delle Arti di Napoli è un esempio lampante di questo cambiamento di direzioni. Dopo l’enorme successo della mostra sull’ormai iconico artista delle Pop Art Wahrol (che fu oggetto di un grandissimo interesse mediatico), l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune diNapoli collabora a questa monumentale impresa, portando in città oltre 90 opere tra le più celebri e le meno conosciute o mai esposte prima d’ora in un’installazione museale.

Grande onore dunque per la città e per i suoi cittadini, che godranno dell’onore di essere i primi in Europa ad ospitare l’artista e le sue realizzazioni fuori da casa sua.

Hope, la campagna a sostegno di Obama (e non solo)

obama
Naturalmente, le opere più attese sono quelle dedicate alla celebre corsa elettorale di Barack Obama del 2008, quando ottenne il mandato per la prima volta. In quel periodo iniziarono ad apparire per le strade quadricromie con il volto stilizzato di colui che avrebbe cambiato il destino degli Stati Uniti, ma anche del mondo intero, diventando il primo presidente afroamericano della storia. Fairey allora volle dimostrare il suo sostegno con queste opere, con scritte come HOPE e CHANGE e i colori della bandiera americana.

La campagna non venne mai ufficializzata in quanto distribuita illegalmente ( non dimentichiamo che Obey è street art, l’arte fuori legge per eccellenza e che per questo tanto attira i giovani). Dopo la sua vittoria, il presidente ci tenne a ringraziare con una lettera pubblica il celebre sostenitore, dichiarandosi onorato del suo supporto e di essere parte della sua opera d’arte.

the giant

A Napoli ci sono alcune delle più famose opere di questa serie, ma anche opere meno conosciute appartenenti agli esordi: i primi stickers con il volto del lottatore Andrè the giant (ormai simbolo dell’autore, grazie anche alla grande produzione di merchandising con il suo logo) e i monumentali affreschi realizzati a Venezia intitolati Obama Manifest.

Inoltre, ci sono moltissime opere provenienti da collezioni private, alcune di queste italiane. Molte installazioni non erano mai state viste o erano sconosciute a gran parte dei visitatori; questo un altro grande vanto degli enti organizzatori.

Shepard Fairey nell’olimpo degli street artist

La street art, nata negli anni ’90, si è diffusa ed è diventata un mezzo di comunicazione più diretto per gli artisti che trovano la tela troppo stretta per le loro idee. La strada è il loro canovaccio. Gli street artist vogliono comunicare con le persone, e quasi a mo’ futurista, rifiutano la collocazione in piccoli spazi, le regole e le norme. L’arte è cresciuta insieme alla nostra società, e ha risposto alle richieste di lottatori e sognatori di diverse generazioni.

Fairey, cresciuto nella Carolina del Sud, ha capito molto presto l’importanza del mezzo per far arrivare un messaggio chiaro e nitido. Dopo aver studiato arte all’Accademia d’Arte si è subito reso noto al pubblico con gli stickers con il volto del lottatore Andrè the Giant intitolati Andrè the Giant has a Posse.

Gli stikers divennero subito famosi, poi copiati, riprodotti e fotografati. L’autore ha dichiarato che non c’è alcun particolare significato nella scelta del soggetto, ma che voleva solo spingere i cittadini a pensare al loro rapporto con l’ambiente urbano in cui vivono.

Seguono le numerose opere minori, sempre nel segno dell’illegalità (qui qualche storia interessante) che è quasi un dictat per lo street artist; comunicare il suo sgomento, le sue preoccupazioni o le sue idee attraverso disegni, stickers o spray su mura e saracinesche vuol dire entrare in diretto contatto con la popolazione delle grandi città. Solo con il passare del tempo la sua arte viene riconosciuta effettivamente come tale, ed è all’età di 44 anni che può considerarsi un artista di mestiere riconosciuto anche dalle autorità. Fairey ha avuto anche diverse problematiche con la legge (talvolta sfociate in arresti veri e propri).

bansky

(Qui sopra una foto di un’opera di Bansky)

Con i suoi colori forti, le sue sagome stilizzate e i grandi murales in diverse città del mondo, Obey è riconoscibile da tutti. Fairey, come Banksy  (artista di strada molto influente che ha raggiunto con le sue opinioni capi di governo, divi del cinema e gente comune) ha ispirato una linea d’abbigliamento che fabbrica capi simbolo della vita di strada con stampato il suo logo. Fairey è anche apparso in un episodio dei I Simpson, che come l’artista non risparmiano forti (e preziose) critiche alla società contemporanea attraverso l’apparente ingenuità del mezzo del cartone animato.

Mai come in questo momento di dolore e paura per la libertà di espressione, abbiamo avuto bisogno di personaggi che difendessero questo fondamentale diritto.

simpson

 



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