Martedi, 27 giugno 2017 - ORE:07:24

Marcel Duchamp, il ready made e “Fontana”. Arte o non arte?


Marcel Duchamp, il ready made e “Fontana”. Arte o non arte?

L’orinatoio

Attraversando le grandi sale del Centro Pompidou di Parigi, o della Tate Gallery londinese o del museo di Philadelphia, beatamente immersi nel sacro mondo dell’arte, tra un Monet e Klee, potrete imbattervi in un oggetto alquanto insolito. Un ready made, fatto di ceramica, bianco, con dei buchi per far passare l’acqua, un oggetto che i gentiluomini conoscono meglio delle signore, poiché questo oggetto si trova proprio nei bagni pubblici a loro riservati. Un orinatoio in bella vista, in mezzo ad una sala illuminata, esposto come se fosse una statua di Canova o un bronzetto di Giacometti. Passato il primo momento di spaesamento, cominceremo giustamente a  chiederci se un oggetto simile sia o meno un’opera d’arte e per quali ragioni si trovi nel bel mezzo di un’esposizione. Ci troviamo faccia a faccia con un orinatoio, brutto, è brutto, diciamocelo. Ma è firmato, anche se in modo quasi sgarbato, R. Mutt (falso nome di Marcel Duchamp) e si trova in tre dei musei più famosi del mondo, e per di più in bella vista. Non possiamo continuare indifferenti la nostra passeggiata culturale senza trovare una risposta al nostro sdegno.

Arte o non arte?

Stiamo facendo il gioco di Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 28 luglio 1887 – Neuilly-sur-Seine, 02 ottobre 1968), questo stato di incertezza in cui ci troviamo è proprio quello che lui voleva: stimolare una riflessione attiva, una partecipazione totale alla creazione dell’oggetto, e non la canonica contemplazione idolatrante e passiva che si ha davanti ad una opera d’arte certa. Fontana è il titolo dell’opera, l’originale risale al 1917, tempo in cui Duchamp si trovava negli Stati Uniti e faceva parte della Società per gli artisti indipendenti, una struttura simile al Salon des independants di Parigi. Duchamp decise di partecipare alla mostra organizzata dall’associazione proponendosi con un orinatoio rovesciato, ma utilizzando un altro nome, R. Mutt, appunto. Se proviamo a giocare con le lettere del nome mettendo la R dopo il cognome si otterrà la parola Mutter, termine tedesco che significa Madre

Il “pezzo” venne rifiutato ma Marcel Duchamp espose ugualmente la sua opera scatenando ovviamente polemiche, si erse addirittura a difensore dell’opera presentata dal tale Mutt dicendo ai suoi colleghi che non aveva alcuna rilevanza il fatto che il Signor Mutt avesse o no realizzato con le sue mani l’oggetto, ma che era importante il fatto che l’avesse scelto e successivamente riproposto come un qualcosa di nuovo e di completamente scisso dalle sue reali prerogative di utilizzo. Sosteneva praticamente che l’autore dell’opera aveva totalmente reinventato l’oggetto semplicemente capovolgendolo ed apponendovi un titolo: “Fontana”, appunto.

ready made: cos’è?

Il ready made è un oggetto qualunque, di fabbricazione industriale, che come dice letteralmente la definizione ”è già fatto”, non presuppone quindi l’intervento creativo dell’artista. I primi anni del Novecento sono gli anni del boom tecnologico, della pubblicità e del design, l’arte perde il suo privilegiato statuto di unica produttrice di immagini come lo era fino al XIX secolo. Se l’artista non è più l’unico che può produrre cose belle, allora qual’è il suo scopo? Marcel Duchamp coglie in pieno questa crisi e la cavalca egregiamente proponendo la sua idea secondo la quale l’artista non è mai stato un creatore, non ha mai creato niente dal nulla, tutto quello che si utilizza per un quadro, ad esempio, è un ready made, un ”già fatto”, la tela bianca è già fatta, i colori sono già fatti, l’artista semplicemente assembla le componenti facendone uscire un risultato nuovo. Nel 1913 tale idea è portata ai massimi livelli con il primo ready made, ruota di bicicletta, uno sgabello rovesciato su cui è incastrata una ruota di bicicletta. Poi l’orinatoio, lo scolabottiglie, la pala per la neve.. insomma tutti oggetti comuni che cominciano a fare capolino nelle esposizioni. Ma andiamo più a fondo, abbiamo visto il clima culturale nel quale si trova Marcel Duchamp e la sua idea, ora andiamo al sodo, al così detto paradosso di Duchamp: uno scolabottiglie, privato della sua funzione pratica, può essere esposto come opera d’arte in un museo; invece, una tavola di Vermeer se usata come asse da stiro non serve a nulla. Il ready made è un oggetto duplice, a doppia funzione, che si emancipa dall’uso prammatico per diventare oggetto estetico. Noi non ammireremo un’orinatoio per le sue qualità fisiche quanto per il concetto che sta dietro l’azione di esporre un orinatoio in un museo. Dietro il gesto di esporre sta una forte polemica di Marcel Duchamp contro quella che era la svalutazione dell’arte contemporanea, tutti possono essere artisti perché tutti gli oggetti possono essere opere d’arte. Ciò che defianiamo opera d’arte non è l’orinatoio in sè ma il concetto che accompagna Fontana.

Marcel Duchamp e la sua arte

Uno scettico male informato potrebbe dire ”Un orinatoio di trova in un museo ed è definito arte solo perché l’ha fatto Duchamp”, se così fosse ridurremmo l’opera d’arte ad un nome, e qualunque oggetto toccato da Marcel Duchamp dovrebbe essere ritenuto artistico, come una sorta di mito di Re Mida dell’arte. Per primo Marcel Duchamp ha avuto l’idea, per ultimo Marcel Duchamp è l’artista che ha il diritto di fare una cosa simile, imitarlo equivarrebbe a contraffare la Gioconda e spacciarla per nostra. Ciò che è unica è l’idea, i concetto, il ready made è duplicabile, moltiplicabile, non a caso lo possiamo trovare in più musei, perché quello che conta non è l’unicità fisica ma l’originalità dell’idea. in ultima istanza, dobbiamo fare anche i conti con una realtà indelebile: è la critica d’arte che fa di un oggetto un’opera d’arte, è l’essere in un museo che fa di una tela un’opera d’arte.

Per vedere la galleria completa delle opere d’arte di Duchamp, cliccate sull’immagine sottostante:



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