Martedi, 27 giugno 2017 - ORE:07:25

L’addomesticamento del pensiero selvaggio, un’opera di Jack Rankine Goody


Jack Rankine Goody

Panoramica generale sull’opera di Jack Rankine Goody

Nel 1977 venne pubblicato “The Domestication of a savage mind”, l’opera di Jack Rankine Goody nella quale di analizzano le ripercussionu dell’adozione della scrittura in una prospettiva sociologica. La dicotomia selvaggio-modeno, secondo Goody, è dovuta alla scrittura detta “tecnologia dell’intelletto”: la scrittura non è quindi conseguenza della ”differenza” tra società primitive e società a evolute  bensì ne è la causa. Sotto questo punto di vista Goody prede le distanze dalle teorie evoluzioniste del passato che vedevano la scrittura come un traguardo raggiunto dalle società evolute. Lo studio di Goody si concentra in modo particolare sul ruolo della scrittura all’interno delle società, sull’impatto che questa tecnologia dell’intelletto ha avuto su di esse.

Alcuni esempi delle ripercussioni dell’adozione scrittura nelle società

Sulla scia del funzionalismo Goody afferma una diretta influenza della scrittura sulla cultura, ed è proprio questa che riveste la parte di protagonista nella storia dello sviluppo di una società. Le implicazioni della scrittura nella cultura sono molteplici, ad esempio Goody sostiene che il principio di non contraddizione non esista nelle menti primitive perché solo con l’alfabeto è possibile visualizzare il linguaggio, analizzare i contenuti e rendersi conto delle contraddizioni. Bisogna precisare che gli studi sul linguaggio, la scrittura e le loro implicazioni sociali erano già stati affrontati nell’ambito della letteratura classica della Grecia antica. Non a caso il 1963, anno della pubblicazione dell’ “Addomesticamento del pensiero selvaggio”, fu anche l’anno di pubblicazione della “Prefazione a Platone” di Eric Havelock: La sua è una tesi “alfabetocentrica”, che vede coincidere il passaggio cruciale nell’evoluzione della scrittura con l’introduzione dell’alfabeto nel mondo greco; è con l’avvento della scrittura alfabetica in Grecia che il sapere inizia a svilupparsi e riprodursi prevalentemente attraverso l’esercizio della scrittura manuale. La forma testuale a cui egli attribuisce maggior valore è, dunque, quella scritta, ovvero quella letteraria.

Come le teorie di Parry e Havelock influenzano Goody

Riprendendo gli studi di Milman Parry, portati avanti poi da Albert Lord e da Adam Parry, sul formulario orale dell’epica, soprattutto omerica, Havelock mostra come in Omero, sebbene il testo che possediamo sia frutto di una trascrizione abbastanza tarda, siano ancora facilmente identificabili i segni distintivi di una civiltà non alfabetizzata. Oltre agli echi del funzionalismo e di Havelock, nelle opere di Goody si può presentire anche l’influenza degli studi del sociologo canadese Marshall McLuhan, famoso per aver indagato gli effetti della comunicazione sulla società e sui singoli individui. La sua riflessione ruota intorno all’ipotesi secondo cui il mezzo tecnologico che determina i caratteri strutturali della comunicazione produce effetti pervasivi sull’immaginario collettivo, indipendentemente dai contenuti dell’informazione di volta in volta veicolata.

Entriamo nel cuore dell’opera

Queste posizioni estremamente dure e radicali furono rivisitate nel 1977 e diedero vita a “The Domestication of a savage mind”, l’opera incentrata sugli usi non discorsivi della scrittura. I primi tre capitoli sono dedicati all’evoluzione del pensiero, l’intelletto pre-letterario e alla litterazione; nelle società primitive. Secondo Goody ci sono individui creativi ma la loro creatività è assorbita dal collettivo. La conoscenza nelle società orali cresce ed è dinamica ma non viene mai fissata, tanto che non viene percepito lo sfasamento tra le conoscenze. La scrittura permette invece lo sviluppo della memoria e il confronto tra i diversi apporti individuali. Un’ulteriore conseguenza a livello cognitivo dell’adozione della scrittura è la possibilità che essa offre di esternare il pensieri, visualizzarli e stimolare la propria capacità critica. Piuttosto che esito dunque, la scrittura è un fenomeno alla base di un processo, di questo processo Goody individua degli “schemi di accadimento” che non possono prescindere dai fenomeni storici: tali schemi sono chiamati pattern nei quali si riscontra un nesso di causalità tra gli eventi, non si possono comprendere i pattern a prescindere dalla realtà storica e puntuale del fenomeno.

Nei capitoli successivi Jack Rankine Goody passa all’analisi “dura” dei generi scrittori non discorsivi: la tabella; la lista; la formula e la ricetta. Questi generi non esistono nell’oralità e sono le dirette conseguenze della scrittura. Alcuni esempi: nel capitolo dedicato alla tabella Goody afferma che essa induce alla classificazione. Segue poi una riflessione sull’uso che di essa si fa in antropologia -facendo una vera e propria arringa contro questo strumento-: gli antropologi hanno tentato e tentano tutt’ora di studiare gli elementi culturali delle società orali attraverso la classificazione, cioè un supporto che è frutto dell’adozione della scrittura, quindi fortemente culturalizzato, e così facendo compiono un atto di violenza al pensiero selvaggio. La classificazione per l’appunto annulla la contraddizione che è insita nel meccanismo cognitivo del selvaggio, la tabella elimina le ambiguità a favore di una maggiore comprensione, falsando e manipolando quella che è la realtà dei fatti culturali. Lo stilare tabelle per lo studio di società orali blocca il flusso dinamico del pensiero selvaggio, lo pietrifica e lo fissa privandolo della sua vitalità amorfa. Oltre alla tabella Goody parla della lista, presente nelle società orali sotto una veste fortemente contestualizzante, ossia, le liste, al di fuori di determinati contesti, perdono il loro senso. Bisogna quindi distinguere questi tipi di liste contestuali dalle liste di rigore tassonomico tipiche delle scienze dure. All’interno dello stesso capitolo viene affrontata un’importante delucidazione sulla storia e il suo legame con la scrittura: la scrittura permette la registrazione di eventi e la creazione di nessi di causa ed effetto, se le società orali sono sprovviste della documentazione storica non significa che esse siano prive di una personale coscienza storica.

Le conclusioni:  l’esistenza di scritture diverse è legata ai cambiamenti dei mezzi di produzione

Nel capitolo finale del volume lo studioso afferma che la grane dicotomia levistraussiana tra selvaggio e moderno può essere superata. Ciò è possibile non con un atteggiamento relativista, che tenderebbe a concepire l’alterità come una monade intaccabile, ma grazie all’atteggiamento comparativista si arriva alla conclusione che l’esistenza di scritture diverse è legata ai cambiamenti dei mezzi di produzione. Questa conclusione di Goody, oltre al sentitissimo accento funzionalista, rievoca le idee del marxismo che dominavano negli anni in cui realizzò l’“Addomesticamento del pensiero selvaggio”. Goody sostiene che la comunicazione sia fortemente influenzata dai mezzi di produzione che sono la finte dalla quale scaturiscono le relazioni di potere. Attraverso la modifica dei mezzi sociali si può arrivare all’addomesticamento del pensiero e superare così la distinzione. Le differenze esistono e possono essere superate, esistenza di queste però non danno credito di validità alla dicotomia di Levi Strauss tra pensiero selvaggio e pensiero addomesticato, per Jack Rankine Goody infatti sono i modi di applicazione delle categorie logiche che formano ambienti, pratiche e discipline di esercizio dei codici intellettuali. Non che le società orali siano prive di sistemi simbolici “astratti”, semplicemente sono usati in maniera diversa. Con questa ragionamento si restituisce dignità alla differenza e non la si forza in un confronto deteriorante con quello che molti hanno avuto la pretesa di definire “evoluto”.

Nella storia internazionale continuano ad affacciarsi nuovi popoli, nuove esperienze sociali, un tumultuoso emergere di novità che mette a dura prova le ataviche dicotomie selvaggio-moderno, tradizionale-avanzato. Il riconoscimento della presenza, anche nelle società elementari, di attività intellettuali e di forme di pensiero analitico si è tradotto in un relativismo culturale che elimina la possibilità di comparazione e si lascia sfuggire le differenze esistenti nell’attività conoscitiva tra una società e l’altra. Goody tenta di cogliere la differenza tra “primitivo” e “progredito” e di caratterizzarla non in forma statica, ma ricollegandola ad un terzo insieme di fatti che è in grado di spiegarle: l’introduzione della scrittura.

Sulla base di riferimenti che spaziano dalla Grecia classica, la Mesopotamia, alle società odierne dell’Africa occidentale, Goody illustra i mutamenti cognitivi che l’introduzione della scrittura ha generato e continua a generare. Sia la nostra logica che l’impiego di procedimenti astratti -tanto nel pensiero che nei rapporti interpersonali-appaiono infatti funzione di tale decisiva modifica insorta nei metodi di comunicazione. Attraverso un approccio interdisciplinare valido per un esame comparativo il volume di Goody permette di afferrare il senso delle trasformazioni in atto nell’Africa contemporanea e getta allo stesso tempo luce sulle radici e i caratteri della nostra stessa cultura e del nostro stesso essere.



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