Mercoledi, 13 dicembre 2017 - ORE:11:55

Inferno: il nuovo thriller di Dan Brown in cima alle classifiche


Inferno

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Inferno

 L’estate 2013 è stata un’estate d’Inferno, e non solo per le temperature tropicali: l’ultimo libro di Dan Brown infatti è stato il best-seller più letto sotto l’ombrellone, confermando le attese.
I fan da oltre due anni aspettavano il ritorno del geniale Robert Langdon, già protagonista del Codice Da Vinci e Angeli e Demoni, ma – sorpresa!- il professore-detective non riappare con il suo celebre completo di tweed e mocassini, ma sdraiato su un letto d’ospedale, ferito a morte e colpito da amnesia: a stento ricorda il proprio nome e non ha la più pallida del perché si sia risvegliato a Firenze anziché a Boston, dove insegna Simbologia ad Harvard.
Per completare l’incipit da spy-story spuntano una serie di visioni apocalittiche e un’assassina in tuta di pelle che costringe Robert a fuggire, troppo impegnato a salvarsi la pelle per capire il senso di ciò che gli sta succedendo.
Questa volta il nemico da affrontare non è un pazzo serial killer che lo sfida a colpi di codici segreti, o una mente deviata votata a sovvertire l’ordine mondiale, ma una minaccia tanto più inquietante perché reale: il libro si basa infatti sulle previsioni scientifiche di sovrappopolamento della Terra, basate sulla teoria maltusiana dell’incremento spropositato dell’umanità rispetto alle risorse del pianeta.
Fra inquietanti prospettive scientifiche e un codice nascosto nelle terzine dantesche, il lettore viene rapito nel turbinìo degli eventi e segue con il fiato sospeso la rocambolesca fuga del professor Langdon fra le meraviglie della Firenze Rinascimentale, la Venezia dei dogi e Istanbul, delle quali svela tutti i segreti: Dan Brown anche questa volta si tuffa nei meandri della storia dell’arte e riemerge con un succulento bottino di conoscenze – passaggi segreti, aneddoti, simboli nascosti e codici da decifrare, il tutto con le terzine del poema di Dante a fare da motore. Dopo aver attinto a piene mani dalle pagine più misteriose della Storia, dai Templari alla Massoneria, dal Santo Graal alle scienze neotiche, questa volta si confronta con il simbolismo letterario della Divina Commedia, ricchissima di riferimenti al mondo medioevale.
Anche se le descrizioni e le ricostruzioni storiche in alcuni punti tolgono mordente alla suspance, ‘spezzando’ il ritmo incalzante della storia, bisogna ammettere che una delle chiavi del successo di Dan Brown è proprio l’abbondanza di riferimenti storico culturali: attraverso le pagine il lettore- soprattutto il lettore americano- può visitare il Giardino di Boboli, il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, Santa Croce, i canali di Venezia e la cattedrale di San Marco- non stupisce che la città del Vaticano e Washington, location dei precedenti best-sellers, abbiano avuto un incremento di visitatori, sulle tracce del loro beniamino. Ricchezza in questo caso non significa esattezza, anzi:  Brown, nonostante il GrandTour che propone ai suoi lettori, non è viaggiatore, non è un uomo imbevuto di cultura classica come il suo alter ego letterario, non è europeo. Piuttosto è il tipico bravo ragazzo della provincia americana (nato nel 1964 in una città del New Hampshire da un padre insegnante di matematica e mamma cattolica organista della Chiesa), cresciuto con il mito di una cultura artistica studiata sui libri, vissuta da turista e soprattutto vista al cinema.

 Un romanzo, non un saggio letterario inferno_dan_brown-586x390

Cavalcando l’onda del successo, ecco che in libreria spuntano le guide alla lettura di Inferno, (di cui una, la più raffinata, scritta nientedimeno che da Sant’Agata, professore dell’Università di Pisa) con cui il lettore può dilettarsi con la caccia agli strafalcioni, che non sono pochi.
A prescindere dall’attendibilità delle fonti storiche e delle teorie scientifiche, se leggiamo Inferno per quello che realmente è – un romanzo, non un saggio letterario – Dan Brown si conferma ancora una volta come un maestro della suspance: con la struttura a voci alternate tipica dei suoi libri tesse a poco a poco i fili di una complicata tela di ragno dove si confondono vero e falso, nemici e alleati, e non appena il lettore ha la sensazione di essere arrivato vicino alla conclusione ecco che tutto si ribalta, in un finale inaspettato quanto catartico.
Poco importa se i colpi di scena sfiorano il surreale: Brown riesce a instillare a poco a poco nel lettore il fascino del male e la sensazione che a volte la cosa giusta sia solo questione di prospettiva.
Per chi sentisse la nostalgia da ultima pagina del libro, resistete fino a Dicembre 2015 quando Inferno incendierà gli schermi cinematografici:  un affare miliardario concluso dalla Sony che riunisce la coppia vincente formata dall’attore Tom Hanks e dal regista Ron Howard.
Scommettiamo che a guadagnarci sarà soprattutto la città di Firenze?



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