Mercoledi, 20 settembre 2017 - ORE:04:00

Frida Kahlo e il suo mondo a Roma

frida khalo

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La piazza del Quirinale era rovente sotto il sole cocente di una giornata di luglio fin troppo calda. Il bianco candido del marmo delle costruzioni che rifletteva la luce, accecava quasi gli occhi delle decine di visitatori in fila davanti al portone chiuso delle Scuderie. Solo qualche zona d’ombra rifocillava qualche fortunato che riusciva a nascondersi da quei raggi prepotenti, che nemmeno ombrelli e cappelli riuscivano a fermare. Sulle teste campeggiava sola, austera, con occhi persi a vagare nel vuoto, Frida, nel suo forse più celebre autoritratto.

Autoritratto con collana di spine e colibrì. Aspettava lì, quieta, che le porte si aprissero e che una piccola parte del suo mondo venisse mostrata ad una folla stanca ma speranzosa di fare capolino in uno degli universi più controversi e ammirati di tutti i tempi, nella speranza di capirci anche un po’ di più. Perché per quanto ci affanniamo, siamo tutti consapevoli che quegli occhi neri, profondi, rimarranno alquanto impenetrabili e lontani. Lei non dipingeva per essere capita, lei dipingeva per capire se stessa. La sua pittura introspettiva e diversa da quella di tutti gli altri non è mai stata classificata appartenente a qualsiasi corrente, lei stessa ha sempre rifiutato la “catalogazione” non riconoscendosi in alcuna avanguardia.

frida1La tappa romana che porta alcune opere di Frida per la prima volta nel nostro paese, è iniziata il 20 marzo e terminerà il 31 agosto. Le scuderie del Quirinale ospitano oltre 40 opere di eccezionale bellezza ed importanza, che hanno il compito delicato di mettere in luce Frida e il suo rapporto con “el siglo XX”, la sua visione politica e la relazione con i movimenti artistici e gli artisti in persona dell’epoca. Arricchiscono la mostra infatti opere di artisti che condivisero anche solo brevi ed intensi momenti con la pittrice, o fotografie rarissime appartenenti a collezioni private e non, arrivate a Roma dal Messico o dagli Stati Uniti . Frida come calamita, polo d’attrazione di alcune delle personalità che hanno scritto la storia non solo del Messico ma del mondo, partendo dal suo Diego Rivera, l’amore inconsolabile della sua vita travagliata, l’artista del pueblo, più vecchio e più brutto, con la fama di Don Giovanni incallito e che pur sarà devastato dai momenti lontani dalla sua palomita. È presente con alcuni quadri come il ritratto di Natasha Gelman e Nudo (Frida Kahlo) ; è immediata la differenza tra le opere di Frida e quelle dell’artista di murales famosi in tutto il mondo: la prima con la sua arte personale ed intima tradotta su tele di piccole dimensioni (fatte poche eccezioni) il secondo con i suoi giganti ed imponenti quadri, quando non pareti di edifici pubblici.
Ma il suo primo marito e amore instancabile sarà protagonista con lei nella seconda tappa del suo viaggio nel nostro paese, per ora nella capitale è solo uno dei tanti nomi che orbitano attorno all’esile figura di Frida: José Clemente Orozco, José David Alfaro Siqueiros, Maria Izquierdo sono alcune delle personalità il cui lavoro ha in qualche modo incontrato quello della artista. Partecipano in qualche modo, con qualche loro opera.
Essi rappresentano movimenti importanti quale il muralismo messicano, pietra fondamentale per capire la rivoluzione messicana del 1910 e anche l’universo di Frida, che addirittura inizierà a dichiarare di essere nata in quella data e non nel 1907 (anno in cui era effettivamente venuta al mondo) per sentirsi vicina alla rivoluzione al cui sostegno dedicherà gran parte del suo impegno sociale. Ma ancora l’estridentismo , il surrealismo (famosa la visita del teorizzatore del movimento, Andrè Breton, in Messico, il quale rimase incantato dalla figura di Frida e dalla sua arte, tentando invano di definirla surrealista).

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Ma ancora,la foltissima selezione di bozzetti preparatori o semplicemente lasciati così da Frida nei vari quaderni e blocchi per schizzi che sono stati trovati nella casa Azul , tra cui il celeberrimo disegno preparatorio per l’ormai famosissimo Ospedale Henry Ford , emblematica rappresentazione della sofferta sterilità che sarà oggetto non solo della pittura, ma di tutto l’operato della Kahlo. Lei non accetterà mai del tutto la sua impossibilità a diventare madre.
Infine colpisce lo spettatore il numero di fotografie presenti, foto personali e a volte anche sconosciute al grande pubblico, che aprono uno spiraglio su alcuni aspetti di Frida quasi del tutto nuovi. Sono infatti numerosissimi i fotografi frida2protagonisti della mostra e dunque della vita della pittrice, testimoni silenti che hanno così fortemente fatto parte del suo universo. Partendo da Tina Modotti, altra donna che segnò un cambiamento radicale nella considerazione del gentil sesso nell’arte, libera e spregiudicata, probabilmente amante per un periodo messicano di Frida, spia del partito comunista, con le sue fotografie ha lasciato testimonianze tangibili di alcuni tra i più importanti avvenimenti del secolo scorso. Passando poi a Nickolas Muray, persona importantissima per lei, con il quale intrattenne una relazione di quasi 10 anni, che poi diventò tenera amicizia e che ci ha regalato alcuni dei ritratti fotografici più famosi dell’artista come Frida con rebozo rosso, Frida Kahlo sulla panca (che diventerà poi la famosa copertina di un numero di Vogue in Francia) . Ma ancora altri, Leo Matiz, fotografo icona del XX secolo che ha immortalato Frida nella sua dimensione più personale, tra le mura della sua casa-rifugio a Coyoacan, e Lucienne Bloch, sua amica e confidente, presente in momenti difficili della sua vita come durante il viaggio negli Stati Uniti.

Tutti hanno in qualche modo partecipato allo “spettacolo” della vita di Frida Kahlo. Hanno portato un loro contributo, l’hanno amata. È questo,per lei, era il punto più importante; negli ultimi anni di vita scriverà nel suo celebre diario di essere felice perché ha amato follemente e sa di essere stata amata, donne, uomini, persone a lei vicine o lontane, che hanno espresso la loro solidarietà alla sua tragica storia o hanno fatto in modo da diffondere la sua arte. Come fece un certo Pablo Picasso, portando le sue opere a Parigi in una mostra personale importantissima.
Fu una delle tre fondamentali esposizioni dedicatele, la più importante delle quali però resta quella del 1953 (un anno prima della morte) a Città del Messico alla quale Frida non volle mancare, nonostante le precarie condizioni fisiche: il letto, altro simbolo della sua pittura e della sua storia, l’accompagnerà in quell’ultimo viaggio. Un anno dopo annoterà nel suo diario, con un certo presagio di fine, “spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più” . Morirà la notte stessa, nella sua amata casa Azul.
Ma è bello credere che,ogni qual volta un suo quadro venga esposto, un turista si rechi a visitare la sua casa-museo, Frida sia lì, con la sua instancabile voglia di vivere attraverso la sua arte, accompagnandoci per mano alla scoperta del suo mondo fatto di grande sofferenza, ma anche di grande voglia di riscatto, di smorfie di dolore celate dietro il grido più forte di ¡Viva la Vida!.



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