Giovedi, 29 giugno 2017 - ORE:10:49

Un progetto per una città differente

grassroots

Di Mirko Pasquini

grassroots

(Immagine che promuove la call fotografica “Ways to be” incentrata sull’utilizzo differente degli oggetti nel contesto urbano per cambiare la nostra relazione con la città)

Vivere una città in modo alternativo

Siete mai passati per un parcheggio, o per uno di quegli squallidi sottopassaggi che vanno verso le vie del centro, con la sensazione che quel luogo potrebbe essere qualcosa di differente?

Forse anche quel cemento quelle mura hanno possibilità che aspettano solo d’incontrare uno sguardo diverso, di essere concepite non più come un semplice cumulo di calcestruzzo ma come oggetti dal potenziale inespresso; sommerso dal loro banale monouso quotidiano. Ebbene cosa compone uno spazio marginale se non oggetti, corpi e relazioni?

Cambiando le funzioni degli arredi urbani nel contesto è possibile ridefinire almeno in parte le relazioni presenti nello stesso. A volte ciò avviene per necessità, con la forte presa di posizione di chi è costretto ad utilizzare mezzi alternativi per far sentire la propria voce. Oppure anche solo per ricreare uno spazio che appartenga a chi vive esperienze di fragilità e sofferenza, in una città che sembra sempre più impaziente di nascondere la loro esistenza.

In questi casi l’utilizzo alternativo di arredi urbani e routine metropolitane, diventa un’affermazione della presenza di differenti realtà possibili sul suolo della città. Varie personalità hanno espresso questo potenziale trasformativo interno alla città nei modi più differenti. Pensiamo ad artisti come Bansky, famoso per i suoi graffiti ironici e le sue istallazioni urbane coinvolgenti, o ad architetti come Mike Reynolds, che rifunzionalizza la spazzatura per la costruzione di edifici, la cui storia è stata raccontata da Oliver Hodge in “The Garbage Warrior”.

Sarebbe possibile cambiare la nostra routine fatta dei soliti usi e dei soliti oggetti? Questa è proprio la domanda che ha stuzzicato i creatori del progetto Grassroots.

La sfida di Grassroots

La sfida è quella di creare un insieme di azioni urbane che mirano a reinventare le relazioni tra persone e oggetti con la promozione di una cittadinanza attiva in grado di ridiventare produttrice autonoma di territorialità.

Ma in tutto ciò è presente un forte rischio: quello di ricalcare gli sforzi dell’urbanistica tradizionale imponendo un nuovo significato dall’alto senza rendere gli abitanti protagonisti. Donare senso al posto in cui si vive, si va a scuola, si lavora, diventa di fondamentale importanza per la creazione di spazi basati su una costruzione orizzontale che parta da chi quotidianamente abita la città.

Per questo il neonato progetto si riserva di diventare prima di tutto un processo creativo entro il quale possano partecipare tutte le persone che vorrebbero reinventare la propria routine all’interno della città.
Un caso particolare è costituito dalle zone più marginali dove la presa di posizione della popolazione potrebbe veramente fare la differenza. In questo modo sarebbe possibile affrontare temi come il turismo non convenzionale (decisamente più sostenibile di quello a cui siamo abituati), la promozione della salute (osservando le difficoltà e le problematiche presenti nel contesto), il rafforzamento e la creazione di legami sociali legati al territorio, oltre che la promozione di una cittadinanza attiva sempre più partecipe e consapevole.

Questo fortuito incontro interdisciplinare tra design ed antropologia culturale si prefissa di sperimentare usi differenti degli spazi ed arredi urbani mediante differenti affissioni che invitino a riflettere sulle potenzialità di questi soggetti. Basandosi su questi “inneschi di riflessione” vengono poi strutturati dei percorsi tematici che hanno il ruolo di esporre diversi temi legati al territorio.

Il salotto urbano

Oltre a ciò saranno presenti i cosiddetti “salotti urbani” costituiti da punti di ritrovo improvvisati che permettono la costruzione di un feedback diretto riguardo le iniziative portate avanti dal progetto. Questi spazi dalla rinnovata socialità serviranno anche da fulcro per innumerevoli attività di gioco ed intrattenimento.

Questa fase sul territorio è stata ampiamente presentata all’interno del sito del grassrootcities.wordpress.com.

La partenza del progetto sul territorio sembra sia prossima (probabilmente collocata in una delle città dell’interland del sud Milano). Intanto è già partita la fase che prevede una raccolta di idee e proposte sul tema dell’utilizzo differente della città tramite la reinvenzione di oggetti e relazioni. Questo vivace scambio comprende una call fotografica e una per racconti brevi che hanno come protagonisti indiscussi proprio gli stessi oggetti urbani. Inoltre sono già presenti una serie di anticipazioni sulla costruzione del progetto e la raccolta di diverse esperienze sul tema. Complessità e bellezza, marginalità e stupore insomma uno strano mix di pratiche e testimonianze a cui vale la pena dare un occhiata.

mirko pasquini grass root
(In foto: Uno dei momenti della presentazione del progetto tenutasi a Gate Expo in piazzale Cordusio a Milano il 24 aprile 2015. Foto di Federica Osgualdo)

salotto urbano
(Un esempio di “Salotto urbano” creato tramite un uso differente degli arredi per ricreare un luogo d’incontro e socialità all’interno degli spazi marginali della città)



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