Lunedi, 29 maggio 2017 - ORE:02:02

Recensione della rappresentazione teatrale “Nel Bosco”

nel bosco

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Nel bosco, drammaturgia firmata da Lucia Franchi e Luca Ricci

C’è un caldo torrido quando entriamo avvolti da una nebbia che ci rende tutti incerti. Il caldo aumenta mentre il bosco comincia a prendere vita sul palco sulle parole di Roberto Herlitzka. C’è una fatica dolorosa nella sua voce che fa ardere le foglie accartocciate che coprono il palco. Le parole continuano disperdendosi nel fumo, scivolando tra gli alberi con la loro natura piromane.
Poi entrano in scena i personaggi: lui che come recita il cartellone, ‹‹in fuga da una concreta minaccia›› si aggira tra i tronchi spogli, mentre cerca una via di fuga che non sembra realmente esistere, lei ‹‹in cerca della propria indipendenza›› si abbandona tra le foglie osservandole rapita, con costante espressione bambina dipinta sul viso, mentre cadono.

I due si incontrano aggirandosi silenziosi tra gli alberi e l’amore non tarda a sbocciare. Giovani e belli si rincorrono per quasi un’ora confondendosi tra gli alberi mentre lui la guarda con intensa venerazione e crescente amore e lei si lascia cullare da quell’ambiente senza tempo a metà tra una dannunziana Ermione e una stucchevole Biancaneve, senza nani a farle da cornice, ma comunque in grado di parlare con le creature del bosco.
In sostanza lei creatura limpida e pura, ma di una leggerezza e di un’ingenuità fastidiosa, lui leggermente più ancorato alla realtà ma anche esso inebriato dall’essenza di quel bosco malato che riesce a fargli dimenticare di essere rincorso da terribili Erinni che lo vogliono morto.
Il tutto non tarda ad appiattirsi, precipitando verso una dinamica che vorrebbe essere complessa ma sembra non riuscire a spiccare il volo. Troppe cose da rendere, troppa la semplicità con cui si vogliono delineare i personaggi che non parlano mai tra loro ma si sfiorano in una gestualità che vorrebbe risultare espressiva ma dopo poco diviene scontata e ripetitiva.
Solo le parentesi, decisamente troppo brevi, in cui Herlitzka torna a parlare riescono ad appiccare nuovamente il fuoco iniziale in cui l’aria di quel bosco malato obbliga a respirare con più fatica. Ma tutto torna a spegnersi e a morire tra il ridere di lei e il rabbioso prendere a calci le foglie di lui.
E’ un morire di inedia dopo la promessa che qualcosa di più sostanzioso voleva essere servito.
Giocato da una scenografia e un audio di spessore e una sostanza ricercata che lascia però il tempo che trova, lo spettacolo finisce per crollare su se stesso lasciandosi affogare in un mare di foglie morte.



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