Mercoledi, 18 ottobre 2017 - ORE:22:10

Pollock: genio e sregolatezza


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Paul Jackson Pollock è nato a Cody, nello Stato del Wyoming degli USA, nel 1912. Pittore di professione, è stato uno dei più grandi artisti del secolo scorso. Passa la sua infanzia negli Stati dell’ Arizona e della California, dove entra in contatto con la cultura degli indiani nativi, che influenzerà molto la sua vena artistica. Nel 1928, a causa del suo carattere spesso intrattabile e scontroso, verrà espulso dalla Manual Arts High School di Los Angeles. Il 1930 è l’anno nel quale Pollock si trasferisce nella città di New York, dove studierà all’ Art Students League. Qui conosce il professor Thomas Hart Benton, che negli anni seguenti lo aiuterà nei momenti di difficoltà o crisi. Nel 1935 entra nel Federal Art Project , iniziativa presa dal governo americano per il sostegno degli artisti disoccupati a causa della depressione economica.

Il 1936 è un anno da considerarsi storico per l’inizio della sua grande carriera. E’ l’anno in cui scopre la tecnica artistica di Picasso e assiste ad una mostra sul Surrealismo europeo. Nel 1942 conosce Lee Krasner, che sposerà nel 1945. Con il suo aiuto, che lo introdusse in molti ambienti culturali di New York, iniziò la sua fase di pittura fatta di segni e forme allusive di oggetti riconoscibili, che erano espressione diretta del suo sentimento interiore. Grazie all’incontro con la “mecenate” Peggy Guggenheim, Pollock mostra le sue opere nella galleria d’arte Art of This Century di New York, e firma un contratto che dura fino al 1947. Inizia così una partecipazione assidua alle mostre di arte surrealista e astratta, dalle quali trae le componenti essenziali del suo stile. Alla pittura surrealista si aggiungono le tecniche note come sand painting, pitture degli indiani d’America, in particolare dei Navajo. Nel 1945 si trasferisce nel Long Island. Dal quel periodo in poi inizia ad essere conosciuto in tutto il mondo, ma viene afflitto dal problema dell’alcool. Nel 1949 esperimenta, con successo, la tecnica del dripping, che consiste nel far gocciolare il colore dal pennello o direttamente dal barattolo sulla tela, in modo da creare grovigli di segni, macchie e figure astratte gestite dal movimento del braccio. Continuando su questa linea Pollock aggiungerà nei dipinti sempre più spesso sabbia, pezzi di vetro, filo metallico, piccole pietre: da qui nasce la cosiddetta Action Painting. Il suo stile è caratterizzato anche dalla pittura a tutto campo (all over).

Le forme astratte rappresentate da Pollock nei suoi dipinti rappresentano il suo stato d’animo instabile e le sue tensioni interne. La sua voglia di dipingere nasce infatti dalla necessità di esprimere il suo essere tormentato, di manifestare i suoi impulsi più profondi. Il gesto che esprime lo stile di Pollock è istintivo, automatico. Da qui il collegamento con gli studi psicologici di Jung. Nel 1954, sempre più dipendente dall’alcool rallenta in maniera evidente la sua attività artistica. Nel 1956 muore in un incidente stradale, a New York. Verrà ricordato come uno dei più grandi artisti di sempre.



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