Domenica, 22 ottobre 2017 - ORE:08:29

“Matisse. Copie & Serie” : una mostra in onore del padre dell’Espressionismo francese


Il maestoso e moderno “Centre Pompidou” di Parigi viene realizzato dall’ architetto italiano Renzo Piano nel corso del 1971, e si situa nel vivace e caratteristico quartiere parigino, il Marais, dove la vita culturale della città s’intreccia con la frenetica attività degli artisti di strada e dei musicisti che si esibiscono in modo caloroso. Ed è lieto di ospitare e promuovere una delle più interessanti mostre di quest’anno: si tratta di “Matisse. Copie e serie” (7 marzo / 18 giugno 2012) Ma chi è davvero questo Matisse che canta la gioia di vivere? Henri Matisse (1869-1954) è nato a Cateau-Cambrésis, nella Francia settentrionale, il 31 dicembre 1869. Nel 1887 si trasferisce a Parigi per studiare legge , ma nel 1889, durante la convalescenza post appendicite, inizia a dipingere come passatempo. Da qui in avanti la pittura diviene una sorta di paradiso, un amore da coltivare e da prendersene costantemente cura; convintosi che quest’ultima sia la sua vera vocazione, frequenta prestigiose accademie private, all’ Ecole des Beaux-Arts a Parigi e presso l’atelier di Gustave Moreau, il maggiore dei pittori simbolisti. Nello studio di Moreau conosce Albert Marquet, stringe amicizia con André Derain e infine con Maurice de Vlamick. Insieme a questi personaggi, fonda i “Fauves” (tradotto alla lettere “belve”) , criticati fin dalla prima esposizione nel Salon d’ Automne nel 1905 a Parigi, di cui Matisse è l’indiscusso caposcuola ed anima del gruppo di amici. Il primo decennio del ‘ 900 è contraddistinto da espressioni artistiche, le cosiddette “avanguardie storiche”, legate al clima instabile e sul “filo del rasoio” di una guerra mondiale che serpeggia nell’aria, causata e amplificata da forti conflitti imperialistici e dal diffuso nazionalismo che innesca i già delicati rapporti diplomatici internazionali. L’Espressionismo si caratterizza da un’esasperata volontà di urlare l’interiorità del soggetto attraverso la forza evocativa ed emotiva del colore acceso e violento e della linea, dal gusto per la deformazione, volto a sottolineare un’arte che grida angoscia e malessere, e dallo scagliamento contro la società borghese. Si delinea in due gruppi, molto distanti tra loro: da un lato i “Fauves” che manifestano la gioia di vivere, la visione di una natura come luogo dell’istinto e della felicità, l’ omissione della prospettiva , del volume e del chiaroscuro tradizionale. E dall’altro c’è il “Die Brucke” (“il ponte” tra un ottocento realista e impressionista, e un novecento violentemente espressionista e anti naturalista) in Germania. Quest’ultima incarna a 360 gradi la poetica di un Espressionismo tragico e disperato verso un ‘ esistenza e un mondo così misero : linearità angolosa e tormentata , netti contrasti tra luce e ombra, linguaggio libero ed emotivo. Henri Matisse viene influenzato inizialmente dall’Impressionismo, da Cézanne per la sua volumetria ricomposta per larghe campiture di colore , e poi dal pointillisme. Ma in un secondo tempo la sua anima lo porta verso il piacere del colore e alla pittura intesa (alla stregua di Renoir) come “gioia di vivere”. La sua poetica si contraddistingue per la forza del colore dai toni accesi e caldi, dalla musicalità e dal senso decorativo nelle sue composizioni, viste e assaporate dallo spettatore come vere e proprie visioni emozionali in cui ogni cosa partecipa a quella gioia di vivere che per l’artista francese è il più alto valore che l’arte può indicare. Matisse trascorre diversi anni nella Francia del sud e subisce la tragedia delle due guerre mondiali. Gli ultimi anni del pittore si svolgono nella serenità dell’ambiente familiare , fino a quando il 3 novembre 1954 esala il suo ultimo respiro, morendo nei pressi di Nizza. In onore del padre dei “Fauves”, il Centre Pompidou dà luogo a una mostra memorabile che si prefigge di raccontare la poetica di Matisse . E lo fa esponendo 60 dipinti, contraddistinti dal rapporto tra disegno e colore, tra superficie e volume, tra interiorità ed esteriorità. Ma anche , e non ultima, la ripetizione che concerne i soggetti e i motivi, o meglio: sono quadri aventi lo stesso tema, spesso realizzati in coppie oppure in serie con temi analoghi che si sviluppano nel tempo. A tale riguardo citiamo le parole dell’intervista alla curatrice della mostra al Pompidou, Cécile Debray : “ Volevo mostrare la coerenza della sua opera attraverso un aspetto singolare essenziale e continuo: il modo in cui l’artista ha lavorato riprendendo e ripetendo le stesse composizioni con tele e trattamenti formali distinti” . Inoltre continua dicendo : “ L’aspetto della ripetizione permette di mettere in evidenza una tensione permanente nell’opera di Matisse che ne costituisce la forza e la profondità: una dualità fondamentale tra realizzazione rapida e spontanea da un lato e, dall’altro, la ripresa, come compimento lento e netto” Insomma una suggestiva mostra nel mondo , e nei sentimenti , di un uomo, uno dei più grandi artisti francesi più sensibili, introspettivi e percettivi del XX secolo : un Henri Matisse come non lo avete mai visto!

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