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Lo specchio della memoria: 25 Aprile 1945, Italia libera

25 Aprile

25 Aprile

25 Aprile 2013: 68° anniversario della Festa della Liberazione

Oggi, 25 aprile 2013,  festa nazionale della Liberazione italiana dai sicari nazifascisti, è giusto riportare alla nostra memoria quei dolorosi anni di sangue, di misfatti, di lotte, di stragi di innocenti, che la Seconda guerra mondiale ha scaturito.  Se oggigiorno siamo un paese libero si deve alle anime di quei valorosi soldati e partigiani che, in nome della giustizia, della libertà e della speranza di un mondo migliore dove regni la pace, hanno combattuto con dignità e moralità contro i Nazisti e Fascisti, simpatizzanti di Mussolini.

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Momenti storici travagliati

L’Italia entra nel secondo conflitto mondiale il 10 giugno 1940,  con l’idea errata che si trattasse di una guerra lampo, ma anche per avere un più ampio spazio imperiale europeo a fianco della potentissima Germania di Hitler. Ma il nostro Paese è zoppo, impreparato militarmente e con un apporto industriale debole. Le poche battaglie portate a buon fine sono state tali grazie all’ausilio militare tedesco.

Il 10 luglio 1943, gli Anglo-americani sbarcano in Sicilia per risalire la penisola da sud verso nord. L’obiettivo è di attaccare l’anello debole a livello militare del Reich, ossia l’Italia fascista. E lo fanno con grande successo, mettendo in grave difficoltà il nostro esercito.

Il regime fascista capisce che ormai la guerra è persa. Il 24-25 luglio 1943 Mussolini si dimette: è il crollo del Fascismo. Badoglio viene nominato nuovo presidente del Consiglio. L’8 settembre 1943 viene firmato l’armistizio di pace con gli Anglo-americani: è l’inizio del caos più assoluto in Italia. O meglio, non è chiaro ciò che devono fare gli eserciti italiani: combattere a fianco delle truppe anglo-americano o no?

Il re, Vittorio Emanuele III, insieme a Badoglio, si trasferiscono da Roma a Brindisi per essere più sicuri, e più lontani dai Nazisti, “traditi” dal governo italiano. I tedeschi invadono il Nord e Centro Italia, liberando Mussolini. L’Italia è spezzata in due: il Meridione, area di occupazione anglo-americana, è sotto il governo Badoglio a Brindisi, mentre da Roma in su viene proclamata la Repubblica di Salò. Quest’ultima non è altro che uno stato fascista guidato da Mussolini, ma sotto protettorato militare nazista. E’ proprio quì che nasce e si sviluppa la resistenza partigiana antinazista e antifascista.

Si manifestano le prime forme di resistenza e di insurrezione. Nasce il CLN, Comitato di Liberazione nazionale, che si prefigge di coordinare le manovre anglo-americane che stanno avanzando verso il Nord-Italia. Nell’aprile 1944, il CLN decide di collaborare con il governo Badoglio in funzione antinazifascista nelle aree della Repubblica di Salò.

Nel giugno ’44 Roma, in balia della militanza tedesca, viene liberata dagli Alleati. Viene riorganizzato il governo: Badoglio viene sostituito da Ivano Bonomi, il quale entrerà presto in contatto con il CLNAI, Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia.

Moltissimi valorosi partigiani del Settentrione vengono catturati e massacrati dai tedeschi. Si contano circa 10-15.000 civili italiani uccisi nelle azioni di rappresaglia.

Il 25 aprile ’45 l’Italia del nord viene liberata dai Nazifascisti, grazie all’insurrezione generale delle truppe partigiane. Tre giorni dopo Mussolini viene catturato e impiccato a testa in giù a Piazzale Loreto, a Milano, nel luogo dove un anno prima erano stati esposti una quindicina di partigiani all’osservazione dei passanti.

Dibattito sulla resistenza in Italia

Secondo lo storico Roberto Battaglia, la resistenza in Italia viene vista come una guerra di liberazione dagli stranieri, in nome di un’esasperata volontà di riscatto.

Claudio Pavone, ex partigiano e docente di storia, sostiene che ciò che accade in Italia dal ’43 al ’45 è una triplice guerra. Si tratta di un’autentica guerra civile quando soggetti dello stesso stato di scontrano con armi alle mani, perchè vogliono imporre gli uni agli altri ipotesi politico-istituzionali radicalmente differenti. I partigiani da un lato e i fascisti dall’altro. Inoltre è una vera e propria guerra patriottica : partigiani contro i militi della Repubblica di Salò e del “barbaro invasore”. Pavone vede in tutta questa faccenda, una sfaccettatura della resistenza come guerra di lotta di classe, nel senso che i gruppi socialisti e comunisti vorrebbero un governo con assetti istituzionali molto vicini a quelli sovietici.



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