Domenica, 20 agosto 2017 - ORE:06:05

Leggere Lolita a Teheran, A. Nafisi


Leggere Lolita a Teheran

Questa è la storia autobiografica di un’appassionata insegnante di letteratura americana e inglese, figlia dell’ex sindaco di Teheran prima del 1979, che dopo aver concluso i suoi studi all’università dell’Oklahoma torna in patria e inizia a insegnare all’università. I libri di cui l’autrice parla con maggior passione, che sono poi quelli che scuotono più profondamente anche gli studenti, sono “Lolita”,” Il grande Gatsby”, le opere di Henry James e quelle di Jane Austen. Dal momento in cui Nafisi è costretta a lasciare l’università, inizia a dare delle lezioni private ad alcune studentesse, selezionate in virtù della loro dedizione e del loro impegno e talento nella materia. Nonostante le critiche attacchino il libro per essere troppo di parte ed eccessivamente politicizzato, è un’opera che colpisce davvero per la sincerità dei sentimenti e delle passioni dei protagonisti, dei loro dubbi e dei loro destini, legati perennemente alla situazione sociale e politica dell’Iran. Tre sono i punti di maggiore importanza: l’amore incondizionato che l’autrice prova per il paese d’origine, che trapela nelle scene descrittive dei paesaggi e dei luoghi della città; la grandiosa passione per la letteratura che Azar trasmette a tutti gli studenti (e anche ai lettori); la totale dedizione all’insegnamento, che è visto quasi come una missione volta a creare delle persone migliori.

Al momento della scrittura del libro, l’autrice non vive più in Iran ma si è trasferita negli Stati Uniti, dove attualmente insegna letteratura all’università; la sua decisione di un trasferimento definitivo viene descritta nell’ultima parte dell’opera come una stressante e tremenda esperienza, decisiva per tutta la famiglia e anche per le alunne dell’ormai ristretto gruppo di insegnamento a cui Nafisi si dedicava prima di emigrare. Infatti, l’aiuto decisivo che permetterà alla protagonista di prendere una scelta verrà dal suo “mago”, figura incerta il cui ruolo non è del tutto definito; ma chiaro è che funziona da guida spirituale per Azar, la quale si confida regolarmente con lui riguardo sia alle lezioni sia alle sue personali sensazioni e pensieri. La nostalgia che l’autrice prova per la sua terra natìa è visibile soprattutto nelle scene descrittive dei paesaggi, nei momenti in cui la narrazione si ferma sulle montagne gigantesche visibili dalla finestra del salottino, dal tepore che emanano le parole utilizzate nel racconto durante i momenti estivi, la nettezza dei colori. Da buona emigrante, soprattutto perché emigrante forzata, la protagonista ha lasciato l’Iran, ma l’Iran non ha lasciato lei (come lei stessa scrive nell’ultima pagina del libro): lo porta nel cuore costantemente, lo ricorda in ogni monte, in ogni respiro e in ogni lezione all’università, rivede le sue alunne in tutte le altre studentesse, e in loro rivede anche se stessa. La connessione tra una persona e la cultura di origine va molto oltre i confini territoriali, ma include anche una serie di ricordi, di emozioni, odori, suoni e colori che verranno sempre utilizzati dall’individuo per definire sé stesso. Questi dettagli sensoriali costituiranno sempre la sua casa, sia fisica sia emotiva e culturale.

Altro punto di grande risuono nella lettura di “Leggere Lolita a Teheran” è sicuramente la passione per la letteratura che traspare nella personalità dell’autrice, e si riversa anche nelle sue allieve e allievi all’università. La forza e la sensibilità con cui i testi vengono interpretati, analizzati ed esposti è esemplare; il risultato di questo tipo di approccio alla materia è evidente nel turbamento che causa in molti studenti dell’università iraniana, in tempi di grande conservativismo religioso e onde di rivoluzione sociale, quando il capitalismo era visto come un demonio da tenere lontano. Quale materia più sovversiva, allora, se non letteratura inglese e americana, dove la stessa lingua viene considerata nemica? L’impatto delle lezioni di

Nafisi è talmente grande che sfocia addirittura in una specie di “processo” simulato in classe, in cui l’ imputato è “Il grande Gatsby”, rappresentato dalla stessa insegnante, che deve rispondere agli attacchi degli studenti islamici più conservatori e intenzionati a sacrificare tutto per non far infiltrare la cultura occidentale capitalistica all’interno dei propri confini. Lo spirito che viene fuori è quello di una donna capace e determinata, che da un lato condanna l’estremismo islamico per via della sua cecità alla bellezza, ma dall’altra comprende e, in un certo senso, compatisce tutti gli studenti che credono e lottano per un ideale, senza riflettere abbastanza sulle possibili conseguenze che la realizzazione di un’ idea comporta.

In questo discorso di passione, è anche utile sottolineare l’impegno straordinario che la protagonista mette nell’insegnamento. Riesce, grazie alla sua dedizione e al suo carattere in qualche modo indipendente e insubordinato, a ispirare e influenzare tantissimi studenti, specialmente studentesse. Trasmette loro la grandissima passione per la cultura, per la letteratura e per la vita in generale. Durante la lettura del libro, è impossibile non pensare a quei professori, professoresse (o anche maestri, allenatrici ecc.), che hanno influenzato la propria personalità, che hanno inevitabilmente determinato le nostre idee e le nostre prospettive di vita. Loro ci hanno fatto in qualche misura innamorare di una materia, o di un ideale, o di un’attività che ci ricorderemo per sempre, e con discorsi affascinanti ci hanno aperto gli occhi verso mondi nuovi e hanno determinato quali fossero realmente le nostre passioni. Il ruolo dell’insegnante è costantemente svalutato, nonostante la fantastica influenza che queste guide hanno sulla personalità di ognuno. Azar Nafisi è indubbiamente una rappresentante di questa categoria, che fortunatamente non è mai in estinzione, anche se talvolta è in grado di nascondersi davvero bene.

Leggere Lolita a Teheran

I temi che vengono poi toccati nel racconto sono innumerevoli, e variano da prospettive politiche e sociali nell’Iran negli anni Ottante e Novanta, dal cambiamento del ruolo della donna in Medio Oriente sotto il susseguirsi di governi religiosi; vengono inoltre raccontati i movimenti studenteschi, nonché la loro repressione, e la situazione delle carceri iraniane. Vi è, in aggiunta, una descrizione degli attacchi da armi pesanti su Teheran durante i conflitti di quelle due decadi, e delle reazioni emotive dei protagonisti di fronte alle innumerevoli stragi. “Leggere Lolita a Teheran” è un libro memorabile, che tocca alcuni temi davvero sensibili della nostra vita e della nostra personalità; è una storia di amore per gli amici, per le passioni e le emozioni; si può notare in tutta la narrazione un velo di nostalgia che permea ogni parola utilizzata, e rende il racconto più autentico e vero. Un libro di dedizione e di memorie piacevoli di un tempo considerato lontano, che però non lascia mai completamente la protagonista; lei non sente di essersene mai veramente andata da Teheran.



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