Lunedi, 21 agosto 2017 - ORE:06:38

La rivoluzione artistica di Picasso


Dicono che Picasso sia come l’opera: è la prima impressione quella che conta, da quel momento o lo si ama o lo si odia per sempre. Per mia fortuna, poiché per buona sorte nell’arte non è obbligatoria la monogamia, io ho avuto la fortuna di amarli entrambi.

A chi già ama Picasso queste quattro parole sul pittore andaluso serviranno a poco, perché ho deciso di destinare l’articolo a coloro che vedono nei suoi quadri soltanto scarabocchi fanciulleschi di poco conto, immeritevoli di stare nei libri di Storia dell’arte insieme ad artisti del calibro di Michelangelo o Raffaello.

Per dare un’idea della potenza innovativa di Picasso vorrei porre l’attenzione su Les Demoiselles d’Avignon, manifesto inauguratore del cubismo, datato (lo dico solo per dare due indicazioni spazio-temporali, in realtà poco importa, poiché la rivoluzione di Picasso sussiste tutt’ora con la stessa intensità che aveva al suo esordio) 1907, ammirabile attualmente al MoMA di New York.

Il quadro mostra cinque prostitute (nel titolo denominate demoiselles, signorine, per sbeffeggiare l’ipocrito termine usato dalla borghesia del tempo per definirle) in un bordello di calle Avignon, a Barcellona. Non è tanto il soggetto scandaloso del quadro a renderlo unico e innovativo, quanto la tecnica usata da Picasso per realizzarlo.

Picasso nella sua lotta contro la tradizione, la pittura accademica, decise con quest’opera di colpire il suo secolare avversario proprio nel suo maggiore stendardo: la bellezza muliebre. Si pensi a vari quadri della tradizione accademica, ad esempio alla Gioconda o alla Dama con l’ermellino. Entrambi celebrano la bellezza femminile, la grazia, la raffinatezza, la dolcezza, i loro soggetti sono figure perfette, esteticamente idealizzate. Le Demoiselles di Picasso, invece, possiamo dire che sono pervase da una feroce bruttezza (intendendo con bruttezza un aspetto fisico diametralmente opposto a quello della Monna Lisa o delle Veneri classiche), sono lottatrici armate contro la pittura accademica, i loro volti sono modulati su maschere africane, non certo cosparsi da un velo leggiadro di cipria.

Picasso appare quindi come un valente cavaliere armato di pennello che, nell’atto di compiere un assedio al castello della Tradizione, abbia deciso di assaltare il solido e ben sorvegliato portone principale.

Esaurire Picasso in poche parole è un’impresa impossibile, né credo che l’avere guardato con un briciolo in più di attenzione un solo suo quadro possa fare nascere in tutti un amore spassionato per il suo genio artistico, spero però di avere dato almeno l’idea che, dietro a un’apparente semplicità, si nasconde in realtà una rivoluzione molto più complessa e innovativa.



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