Sabato, 24 giugno 2017 - ORE:00:24

La prostituzione nei bordelli nazisti: il toccante tema di cui ci parla “La baracca dei tristi piaceri” di Helga Schneider


Helga-Schneider

Helga Schneider e le testimonianze delle donne nei bordelli nazisti

Ci sono fatti storici talmente ripugnanti e vergognosi da essere lasciati in un cassetto il più possibile. Uno fra questi? Le violenze sessuali subite dalle donne  nei bordelli nazisti. Un fenomeno di scarsa considerazione da parte della ricerca storica, forse ostacolata dal silenzio delle vittime.

Una tematica poco conosciuta, amara da raccontare ma necessaria per capire fino a che punto si possa essere spinto l’essere umano.  Argomento che a  lungo  è stato un dramma taciuto, soprattutto in Germania. Solo negli ultimi decenni siamo venuti a conoscenza di ciò che è accaduto all’interno dei cosiddetti “Sonderbau”, i bordelli nazisti dei lager.

Una testimonianza a tale riguardo arriva dal romanzo “La baracca dei tristi piaceri” di Helga Schneider, scrittrice tedesca, ma naturalizzata italiana, che ci colpisce al cuore per il suo taglio amaro e toccante.

Il sesso forzato come strategia del nazismo

Nel 1943 Himmler, capo supremo delle SS,  prende la fulminante decisione di far allestire dieci bordelli nazisti nei più grandi campi di concentramento, primo fra tutti il Sonderbau di Buchenwald, per contrastare la crescente diffusione dell’omosessualità. L’idea del bordello ottiene fin da subito un immediato successo e i prigionieri-clienti accorrono numerosi, nonostante le loro condizioni psichico-fisiche disperate. Quasi disumane.

Il bordello è vietato agli ebrei e ai prigionieri di guerra sovietici, pertanto è frequentato principalmente da coloro che svolgono compiti di sorveglianza all’interno del lager (decani o kapò). Viene naturale domandarsi come potessero quelle ombre di uomini avere ancora energia per avere rapporti.

Ravensbruck, il lager femminileLe donne destinate ai bordelli nazisti non erano ebree, ma tedesche, polacche o bielorusse al di sotto dei 25 anni, per la maggior parte reclutate nel lager femminile di Ravensbruck, dove si scelgono le prigioniere più giovani e più presentabili, in seguito a visite mortificanti da parte degli uomini delle SS. Appena arrivate al Sonderbau, subiscono delle iniezioni per renderle sterili, ma non è detto che funzionassero per tutte . Coloro che rimangono gravide, sono costrette ad abortire nel giro di pochissimi giorni in condizioni aberranti e senza anestesia.

Helga Schneider ci racconta che le ragazze-prostitute alloggiano nella casa di tolleranza , all’interno del proprio campo di concentramento, dove  godono di igiene, di cibo, di una camera con il letto, nonché di un piccolo salario. Tra di loro non ci sono sentimenti di sorellanza  o di solidarietà. Vengono sorvegliate dalle tracotanti guardiane SS, che si profumano di Chanel numero 5 e sono vestite di tutto punto.

Le donne devono essere presentabili, truccate e sempre con il tacco alto, con la divisa su cui ognuna ha appuntato il proprio numero, in attesa dei loro clienti. I prigionieri-clienti arrivano sempre con l’aria un po’ stordita, ma con gli occhi lucidi. Passano in rassegna le candidate con un misto di incredulità ed eccitazione, identificandosi nell’ingannevole immagine di una virilità ripristinata. Una sorta di virilità che fino a quella sera sembrava essersi perduta per sempre.

I prigionieri pagando due marchi, che vanno nelle tasche dei nazisti, hanno a disposizione  un massimo di 15 minuti di piacere. L’atto sessuale deve avvenire in posizione sdraiata e non possono conversare con le donne. Il bordello sta aperto tutta la settimana, inclusa la domenica e le feste; solo in caso di un discorso del Fuhrer alla radio la porta sarebbe rimasta chiusa.

Molti detenuti , subito dopo il rapporto,  muoiono con lo sguardo immobile e gli occhi iniettati di sangue. Una testimonianza che arriva dalle pagine di La baracca dei tristi piaceri” della Schneider.  Di come  il senso dell’umano è stato violato durante il regime di Hitler, di come il valore assoluto della vita e della dignità dell’individuo è stato brutalmente calpestato dai nazisti.

Quando l’attività al Sonderbau rende le meretrici ormai alcolizzate, esaurite, sfiancate e malate, queste vengono rispedite al lager di origine, dove finiscono per essere sfruttate ulteriormente come cavie negli esperimenti sadici dei medici delle SS, o inviate ad Auschwitz per l’eliminazione.

I copiosi stupri da parte dell’Armata rossa su migliaia di civili, gli abusi commessi dalle SS su internate nei vari campi di concentramento, la prostituzione forzata nei lager, sono esempi ripugnanti di violenza sessuale perpetrata su migliaia di donne innocenti, vittime degli uomini, delle leggi e della Storia.

Moltissime donne dopo il ’45, schiacciate dall’umiliazione e dal trauma psichico, non hanno avuto la forza di denunciare la loro tragedia. Hanno preferito tacere per paura di essere giudicate e discriminate. Le poche testimonianze storiche che abbiamo, come quella della scrittrice Helga Schneider, sono l’esempio calzante di coraggio. E dobbiamo omaggiare tutte quelle “eroine” che hanno saputo fare i conti con la dura realtà subita, e andare avanti.



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