Venerdi, 24 novembre 2017 - ORE:08:29

“Henri De Toulouse-Lautrec, re della Belle Epoque, in esposizione al Museo di Albi dal 2 Aprile 2012 “


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Situato nella città natale del pittore, Albi, vicino Tolosa, nello splendido e suggestivo Palais de la Berbie, il Musée Toulouse-Lautrec, vanta la più grande collezione di opere del pittore al mondo.

Il curatore capo, Daniele Devynck, afferma con orgoglio che, dopo ben dieci anni di ristrutturazione e di chiusura al pubblico, il museo si è come “reinventato”, rinnovato, dotandosi delle funzionalità e tencologie più avanzate. Ma ha anche scoperto antichi pavimenti medievali, oltre a dipinti rinascimentali sul soffitto di una galleria. E riaprirà i battenti da martedì 2 aprile 2012.

Ma chi era davvero quest’artista che cantava la vita notturna parigina?

Henri-Marie-Raymond de Toulouse-Lautrec-Montfa (1864-1901) era nato ad Albi, nella Francia meridionale, da una famiglia altolocata e dal titolo nobiliare di conte. Trascorse un’infanzia serena, fino a quando non scoprì di soffrire di tremendi traumi ai femori che lo segnarono a livello fisico e psichico per tutta la sua esistenza. Il suo più grande sogno nel cassetto era di diventare pittore: a Parigi, nel noto quartiere di Montmarte, studiò presso gli atelier di Léon Bonnat e di Fernand Cormon, dove conobbe Vincent Van Gogh e condusse una vita da bohèmien.

Il clima culturale della Parigi degli ultimi decenni del XIX secolo, accesa da luci e da mondanità, incuriosì la sua indole che lo portò a frequentare gli ambienti briosi e rumorosi , i cafè chantant oppure i cabaret parigini come il Moulin Rouge, il Bal du Moulin de la Galette o il Cirque Fernando, nonché i grandi bordelli. E scoprì che dietro la facciata di un apparente e illusorio benessere economico, si celavano le contraddizioni di una società profondamente classista, con un netto divario tra ricchi e poveri. Una Parigi che nascondeva un’umanità dolente e sfruttata, fatta di miseria e precarietà, sotto l’appariscente vita notturna dei locali alla moda , che in realtà erano luoghi malfamati e di perdizione.

La poetica pittorica di Toulouse-Lautrec si basava su colori leggeri e chiari, usava pennellate incisive e rapide, i soggetti principi delle sue opere erano legati alla vita notturna nei locali parigini a Montmartre, come il pubblico popolare, le attici, le ballerine e i gentiluomini in cerca d’avventura, che rappresentò nel proprio studio senza volgarità, bensì con malinconia. Tuttavia il pittore si dedicò anche ad una serie di ritratti, tra cui spiccava uno della madre, come conferme del suo eclettismo.

Prostrato dall’alcolismo e dalla sifilide, Toulouse-Lautrec si ammalò gravemente nel 1899 e morì due anni dopo, all’età di trentasei anni.

Nel 1922 mille opere, di cui più di 200 dipinti, la serie completa di 31 manifesti, una moltitudine di disegni e schizzi, vennero donati dalla madre al Museo al fine di “perpetrare la memoria del figlio”.

Insomma una mostra straordinaria per vivere a 360 gradi un uomo e un talentuoso pittore edonista che campava di arte, il suo più grande amore e rifugio.



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