Domenica, 22 ottobre 2017 - ORE:08:23

Fumetto, che passione!


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Il fumetto è da sempre una passione che accomuna varie generazioni, dai bambini agli adulti, attratti dalla famosa nuvoletta che racchiude i dialoghi e i pensieri dei personaggi, nonché dalla narrazione a disegni, in cui il testo scritto è costituito da battute brevi.

La storia del fumetto

Il fumetto affonda le proprie radici negli Stati Uniti, paese che lo consacra fin dalla fine dell’Ottocento come un vero e proprio strumento di comunicazione di massa. Diffusosi anche in Europa, non viene ben accolto dagli ambienti intellettuali e dai critici, che considerano il fumetto un compromesso tra letteratura ed immagine, come succede in Italia.

Ma nonostante ciò, il fumetto è destinato al successo, perché innova la lingua conservatrice di un italiano ormai troppo vecchio e in crisi. Grazie al fumetto si va incontro a un italiano più informale, colloquiale ed espressivo, che non è altro che la lingua comune.

La storia del fumetto italiano

I primissimi fumetti appaiono per la prima volta in Italia nel 1908 su iniziativa di Il Corriere della Sera come intento pedagogico.

Con l’avvento del Fascismo, i fumetti nostrani raddoppiano ma vengono vietati e banditi quelli stranieri; l’unico fumetto estero a sopravvivere è Topolino.

Nel secondo dopoguerra, sbarca Tex Willer, l’eroe del west, (1948) di Bonelli, che dà vita al fumetto western, fatto di elementi comici e mitici. E’ proprio negli anni ’50 che il fumetto s’impone e si fa strada negli ambienti più conservatori, accademici e tradizionalisti, ancorati alla “bella parola” e alla “bella pagina”. Il linguaggio dei fumetti del secondo dopoguerra è denso di toscanismi, il lessico è ancora “arcaico”, sebbene ci siano delle espressioni familiari.

Schermata 2013-06-14 a 16.55.52Gli anni Sessanta e Settanta: da Diabolik a Lupo Alberto

Negli anni ’60 arriva Diabolik (1962) , l’eroe negativo, un criminale dalla brillante intelligenza, seguito da Linus, Valentina (un fumetto erotico) e Corto Maltese, fumetto d’avventura e di satira politica.  Sono anni  cruciali tra gli ambienti letterari pervasi da una sorta di “crisi linguistica”, o meglio: intellettuali come Pier Paolo Pasolini auspicano ad una lingua vivace, di aspetto unitario, in grado di sostituirsi ai dialetti e alle varietà regionali. Il fumetto sul piano lessicale cerca di immettere più gerghi possibili, come quello romanesco, che giocano un ruolo fondamentale, perché catturano il lettore.

Negli anni’ 70 abbiamo Pimpa e Lupo Alberto, caratterizzati da un linguaggio espressivo e aperto ai forestierismi. Questo decennio rappresenta una tappa emblematica di transizione e di svolta: si aprono i primi spiragli di apertura verso il superamento di alcuni elementi troppo grammaticali.

Videogiochi e tv mettono in crisi il mercato del fumetto

Gli anni ’80 vedono la prima crisi del fumetto, dovuta alla concorrenza con la neonata televisione a colori, ai videogiochi e ai primi computer. Tuttavia, il fumetto italiano riesce a risollevarsi grazie alle nuove creazioni di personaggi da parte della casa editrice Bonelli, che sforna Dylan Dog, Martin Mystère e Milan Dog (una palese presa in giro di Dylan Dog).

Schermata 2013-06-14 a 16.57.28Nell’ ’89 nasce Ratman, dal pisano Leonardo Ortolani, come parodia di Batman. Uno dei fumetti italiani di maggiore successo, che usa termini letterari, aulici e di uso comune. Il fumetto degli anni ’80 si apre agli anglicismi, agli ispanismi, agli elementi lessicali giovanili, alla lingua legata alla quotidianità e all’informalità. L’obiettivo è essere originali a livello linguistico, ed essere comici.

Gli anni ’90

Gli anni ’90 vedono il fumetto emulare il linguaggio delle fiction televisive, dei quiz, dei reality show. Esso non viene più visto come il faro di luce che guida, non riesce più a stupire, proprio perché ci sono nuove forme di comunicazione (sms, mail etcc..)

Il fumetto italiano oggi  continua a ricoprire  un titolo di tutto rispetto, e a dominare la scena sono pressoché due case editrici: la Disney Italia, con Paperino e Topolino, e la Bonelli editore, con Tex, Dylan Dog e Martin Mystère.

fumetto linus vignettaPerché il fumetto ha così successo? 

Il fumetto si rivolge ad un pubblico piuttosto eterogeneo, dai giovanissimi agli adulti, per il suo essere vicino alla lingua del parlato, in quanto i testi vengono messi letteralmente in bocca ai protagonisti attraverso un “balloon” che esce dalle loro labbra.

Esso è l’emblema della cosiddetta letteratura di consumo, in cui il lettore si può rispecchiare. Non è più considerato un prodotto di scarso valore a livello di contenuti narrativi e di strumenti espressivi. Basti pensare che il fumetto disneyano è stato l’oggetto per eccellenza di discussione, accusato di povertà e passività.

In realtà, il fumetto ha un lessico vivace e originale, ricco di parole di ogni estrazione, dalla più bassa alla più aulica, immette anche parole straniere, inserendo il tutto in un contesto comico di registro colloquiale. Il fumetto è stato in grado di arrivare alla lingua comune, che sia di comprensibilità nazionale; inoltre si inserisce come il paladino che ha fatto superare la formalità della lingua letteraria per far emergere una nuova scrittura colloquiale espressiva.



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