Lunedi, 21 agosto 2017 - ORE:06:46

Andy Warhol: una (bella) storia americana

Andy Warhol

Andy Warhol

Andy Warhol e la nascita della Pop Art

Mentre il giovane Andrew Warhola  passava le estati a ritagliare giornali e a leggere fumetti, Walt Disney cominciava a disegnare cartoons  e le industrie a stelle e strisce scoprivano il potere della pubblicità, affidando a ragazze ammiccanti scatole di corn flakes e zuppa in scatola. Qualche anno più tardi, il ragazzino cecoslovacco, che nel frattempo aveva mutato il suo nome nel ben più yankee ‘Andy Warhol’, comincia ad esporre nelle gallerie di New York tele stampate che hanno per soggetto “le realtà più tenaci, sciatte e banali dell’inquinamento visuale dell’America”: pagine di tabloid, divi, pubblicità, prodotti da supermercato e dollari. Lui che conosceva perfettamente il disegno e la pittura accantonò lo stile per inventarsi un nuovo linguaggio capace di segnare il passaggio epocale del quantitativo sul qualitativo: arte stampata in serie,(apparentemente) senza la mano dell’uomo. Arte “Made in Factory”, immagini ripetute, in fila come prodotti sugli scaffali dei supermercati: in una parola, Pop Art. Non poteva che nascere nei prosperosi States, il suo inventore ne era convinto:

«L’idea di America è formidabile: più una cosa è uguale ad un’altra, più è americana!»                             Andy Warhol

Il doppio volto dell’American Way Of Life

A Warhol non era sfuggito il rischio del bombardamento di immagini: l’assuefazione. La stessa immagine vista di continuo, per disturbante che sia, perde di significato. Così comincia a produrre opere dai toni più dark ispirate alle pagine di cronaca nera, affiancando al volto gaudente degli States un’anima violenta, figlia del far west: accanto alla celeberrima Zuppa Campbell e i mitici Flowers, ecco i Most Wanted Men, le inquietanti Electric Chairs e le armi sempre in tasca come Knives, minuscola serigrafia con le lame di un rosa sgargiante su fondo nero, familiare ai lettori di “Gomorra”. Lui che veniva dall’Est Europa  seppe cogliere meglio di chiunque altro le contraddizioni del sogno americano, che crea dal nulla i propri miti, incluso quello della violenza; dove tanto gli assassini quanto i morti diventano, nel bene o nel male, icone.

La morte sfiorata, i miti che diventano icone

liz taylor Siamo alla fine degli anni ’60, e la morte diventa un tema centrale nella produzione di Andy Warhol, dopo averla sfiorata lui stesso: con il corpo devastato dalle cicatrici lasciate dagli spari di Valerie Solinas accetta di farsi fotografare da Richard Avedon. L’artista che diventa opera. Mezzo secolo prima che il mondo assistesse allo strano fenomeno mediatico per cui un artista dimenticato viene investito da un’ondata postuma di celebrità sui social network, Andy capì che la morte è in grado di trasformate i miti in icone: nasce così il mitico trittico delle dive, donne bellissime e famose sfiorate dalla morte. Marilyn Monroe, diva scomparsa, Liz Taylor, risorta quando i medici la davano per spacciata, Jackie Kennedy, vedova  del presidente assassinato. Entrerete in questa sala per ammirare Marilyn e finirete per voltare le spalle al suo volto in technicolor per guardare quello di Mick Jagger sulla parete opposta:bellissimo e surreale, dove la mano di Andy si sovrappone ai lineamenti del divo del rock’n’roll. A fianco, una ‘chicca’ per i fan degli Stones: una bozza autografa di una cover LP che Andy disegnò per l’amico Mick.

Celebrità in uno scatto

warhol jaggerAndy Warhol voleva carpire l’essenza delle persone, per questo girava sempre con la macchina fotografica in tasca. Nelle polaroid esposte alla mostra un vero e proprio wall of fame” di celluloide, tutti artisti frequentatori della sua Factory:  da Keith Haring a Gloria Swanson, da Roy Lichtestein a Bob Dylan. Molti di loro sono stati protagonsiti dei video sperimentali: l’occhio della cinepresa rende oggi un involontario omaggio al recentmente scomparso Lou Reed, con i ricci scarmigliati e una Coca-Cola in mano. Fra i tanti volontariamente spiati, anche  Salvador Dalì e Marcel Duchamp.

Un percorso creativo inedito e originale

Fra le note di merito della mostra, la sua organizzazione moderna, agile, che sfrutta dinamicamente gli spazi per far immergere lo spettatore nel percorso creativo del poliedrico artista, mostrandone lati inediti: oltre alle serigrafie, che fanno la parte del leone, copertine di libri, riviste e CD svelano la sua attività di illustratore, fotografo, grafico ed editore, gli esperimenti pittorici e cinematografici.

Alla fine, la vita stessa, non è forse una serie di immagini che si ripetono?                         Andy Warhol

Dopo aver visto nelle sue tele ogni icona del nostro tempo, da Santa Claus a Mao Tse Dong, la domanda sorge spontanea: fu la fama di Marilyn a rendere celebre il suo ritrattista, o i ritratti di Warhol hanno creato il mito di Marilyn nell’immaginario collettivo?



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