Sabato, 21 ottobre 2017 - ORE:18:01

I 90 anni di Eugenio Scalfari

90 anni di scalfari

90 anni di eugenio scalfari

L’intellettuale e il giornalista

A casa mia, Eugenio Scalfari si presenta con una certa regolarità. Diciamo ogni domenica, sotto forma di un lungo editoriale nelle colonne centrali di Repubblica, il giornale che ha fondato e diretto per anni. Strano destino, per il paladino del laico pensiero, scrivere editoriali che i più definiscono “l’omelia di Don Eugenio”. Scalfari ha anche un posto d’onore, sulla terza mensola in alto della mia libreria, sotto forma di due volumi con un’elegante copertina bianca: Per l’Alto Mare Aperto e Scuote l’Anima Mia Eros, due delle sue pubblicazioni più recenti, che raccontano due ‘miti’ del mondo classico: il piacere dell’eros e quello della scoperta, del viaggio, incarnato da Ulisse, il primo dei moderni. Ecco, io Scalfari me lo sono sempre immaginato così, come un novello Ulisse. Sarà la barba. Sarà che è nato vicino al mare, a Civitavecchia. L’eterno desiderio di imbarcarsi in un’avventura sempre nuova. L’inappagabile e inappagata sete di conoscere, di scoprire, di capire e poi di raccontare.

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A casa mia, impaginato e rilegato, c’è lo Scalfari scrittore e lo Scalfari giornalista, l’intellettuale e l’imprenditore, che io ho conosciuto, come milioni di altri italiani, tramite la carta stampata. La carta stampata è la quintessenza di chi, nella vita, ha seguito la vocazione di scrivere; che non è mai solo un esercizio privato, intimistico, ma adempie ad una responsabilità pubblica, in particolare nel suo caso, ad un dovere verso la collettività.

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Ed ecco lo Scalfari giornalista, che dopo tanti anni alla guida dell’Espresso decide di fondare il suo giornale, La Repubblica, mandato in stampa per la prima volta nel 1976 e che proprio in questi giorni, dopo quasi quarant’anni di vita, ha cambiato layout. Un modo rivoluzionario di fare giornalismo, di dare la notizia senza scinderla dal suo contesto, dando il retroscena, inclinandola sul suo piano critico. L’anima dell’intellettuale si intreccia al dna della testata giornalistica: alla cultura, solitamente in terza pagina, viene dedicata la sezione centrale del quotidiano, R2, il cuore del giornale, e poi un settimanale annesso, il Venerdì.

Il Dialogo con Papa Francesco

In realtà c’è un terzo volume firmato Scalfari, sempre con l’inconfondibile copertina bianca, su cui spicca una parola arancione: “Dialogo” (ndr: Dialogo tra credenti e non credenti) . Un volume a due voci, una conversazione appunto, con un interlocutore più che illustre: Papa Francesco. Lui, che si è sempre definito “non credente”, lo scorso 24 Settembre è riuscito ad intervistare nientemeno che il capo della Chiesa Cattolica. Pubblicata sul numero del 1 Ottobre, è stata la prima intervista (qui le quattro pagine di testo) concessa da un Pontefice ad un giornale laico, cosa che non ha mancato di suscitare le proteste di molti lettori, che l’hanno avvertita come un ‘tradimento’ dello spirito della testata tendenzialmente schierato a sinistra (almeno nelle intenzioni originarie…)

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Papa Francesco non si è certo scordato della telefonargli per fargli gli auguri  ( conosciamo bene la sua  prodigalità di telefonate…) Se arrivi a novant’anni, di telefonate di auguri ne ricevi tante. Se arrivi a novant’anni avendo fondato un giornale, beh, aspettati di ricevere gli auguri del Presidente della Repubblica (Giorgio Napolitano,  pressochè suo coetaneo) del Capo del governo (Matteo Renzi, “nonostante l’avessi bastonato su Repubblica“) nonchè una serata intera di festeggiamenti al teatro Argentina di Roma, gremito e con file kilometriche per entrare. Una serata che più celebrativa non si può, dove ha ricevuto gli omaggi di intellettuali e amici, politici, celebrità e colleghi: Alberto Asor Rosa, Paolo Sorrentino, Roberto Benigni, Carla Fracci, Enrico Letta e ovviamente Carlo De Benedetti, editore di Repubblica, ed Ezio Mauro, attualmente direttore.



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