Domenica, 20 agosto 2017 - ORE:06:04

Festival dell’Oriente 2015

festival dell'oriente

festival dell'oriente

La città di Napoli è stata, durante tutto il suo passato, punto d’incontro (e a volte di scontro) di tante culture differenti, che con il susseguirsi dei secoli hanno lasciato un’impronta più o meno indelebile sul capoluogo campano.

Al giorno d’oggi, grazie alla rete e ai facili collegamenti aerei, possiamo dire che ogni cultura finisce per influenzare, almeno in parte, tutte le altre. E Napoli, che negli ultimi anni era stata messa un po’ da parte, inizia lentamente e farsi valere come capoluogo culturale e città dal calendario eventi brulicante.

In questo mese di settembre dal termometro incostante, troppo caldo di giorno e stranamente freddo di sera, la mostra d’Oltremare ha ospitato il famoso Festival dell’Oriente (che è un evento itinerante, clicca qui per le prossime date), un’occasione di incontro e scoperta di tutte le culture asiatiche che tanto affascinano grandi e piccini.

Napoli ama l’Oriente

festival dell'oriente

Come in molti avevano previsto, il festival è stato un enorme successo: in migliaia hanno affollato i padiglioni del complesso fieristico di Fuorigrotta, specialmente nell’ultimo week-end. Famiglie, studenti, anziani e gruppi hanno potuto così ammirare gli spettacoli in scena sui palchi interni ai saloni, dalla magia degli sciamani alle impressionanti contorsioniste mongole. Le danze e le musiche delle varie etnie cinesi, giapponesi, indiane e così via hanno ammaliato tutti: l’ora dello show era la più caotica, il pubblico partecipava attivamente divertendosi molto.

Lungo i corridoi poi, era possibile assaggiare le specialità culinarie più particolari e provenienti da mondi che a volte ci paiono così lontani. Dallo stand di cibo cinese, più conosciuto e amato, all’esotico stand di cucina malesiana. Era anche possibile fare shopping, naturalmente; si potevano acquistare prodotti tipici per cimentarsi e preparare il Thukpa, piatto tipico tibetano, o si potevano acquistare cd di musica per la meditazione.

Molte ragazze hanno deciso di farsi tatuare la mano con l’hennè nello stand arabo: una tenda dove era anche possibile rilassarsi su dei tappeti e provare il famoso narghilè. Altre persone hanno deciso di far visita al banco di un’esperta lettrice di auree, facendosi dire di che colore fosse, mentre altre hanno seguito un’interessante e gustosa lezione sul tè, sui suoi ingredienti e le sue origini.

Insomma, c’era solo l’imbarazzo dell scelta. Chiunque volesse assaporare un po’ d’Asia ha trovato pane per i suoi denti. Napoli si è dimostrata interessatissima sotto quest’aspetto, complice forse la forte presenza in città di studenti che scelgono di studiare lingue e culture asiatiche presso l’Università L’Orientale, una delle istituzioni nazionali in fatto di apprendimento delle lingue.

Una pioggia di colori

Senza dubbio però, il picco di presenze si è potuto registrare intorno alle 18:00 di sabato pomeriggio, quando il famosissimo e tanto apprezzato Holi dance festival  ha preso vita nei giardini della Mostra. Migliaia di persone, munite del loro pacchetto di polvere colorata (o a volte di più di uno) hanno ballato sulle note di un deejay indiano che suonava musica stile bollywood sotto una cascata di colori brillanti.

L’Holi è una manifestazione religiosa molto importante in India, durante la quale le persone si coprono di colori come simbolo contro il nero del male. Con gli anni questa suggestiva tradizione è stata esportata nel resto del mondo, che ha dimostrato di amarlo: giallo, rosa, blu, viola e tutti gli altri colori come segno di speranza contro l’oscurità.

Non dimenticando l’importanza di rispettare la cultura di provenienza, è un gesto bellissimo e liberatorio. Circondarsi dei propri amici e lasciarsi andare, dimenticando le preoccupazioni della vita almeno in quel momento, ricordandosi di quanto siano belli i colori che ci circondano. Questo è lo spirito dell’Holi, lo spirito dell’India che dovremmo far nostro.



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