Martedi, 27 giugno 2017 - ORE:07:22

Toni Servillo alla Normale: teatro, cinema e risate


toni servillo alla normale

Beppe e Toni Servillo: fratelli anche sul palco

La piccola Sala Azzurra della Scuola Normale è gremita già dalle nove, e gli ospiti d’onore, i fratelli Peppe e Toni Servillo, sono attesi solo per le undici e mezza. Centinaia di persone seguono l’intervento dai maxischermi, segno dell’enorme successo che il loro spettacolo Le Voci Di Dentro, testo originale di De Filippo, ha avuto e continua ad avere grazie anche alla fama cinematografica di Toni Servillo (vi dice niente La Grande Bellezza?). “Le Voci Di Dentro” è una commedia (eduardianamente amara) sul linguaggio, le lingue si confondono, tutti s-parlano, nel senso che la conversazione assume i toni del sospetto, dell’accusa, del complotto, della delazione.

L’umanità è sorda, incapace di ascoltare; il sogno e la realtà si confondono e alla fine forse la fantasia è più attendibile di una realtà confusa, dove i morti sono più presenti dei vivi e perfino il baluardo della famiglia sembra sgretolarsi. Servillo ha aggiunto quell’elemento «di fascinazione in più» che è il fatto che i due protagonisti fratelli Saporito, siano fratelli anche biologicamente. Toni dice: «Eduardo ambienta i suoi drammi sulle macerie della Napoli dopo i bombardamenti, e ne individua le macerie morali». Continua:

 «E’ sorprendente che nonostante Tangentopoli e le stragi di mafia nel nostro paese la questione morale ci sia ancora del tutto indifferente»

beppe e toni

Toni Servillo, l’erede di Eduardo

Vent’anni fa era Eduardo De Filippo a sedere esattamente lì, dove oggi siedono i fratelli Servillo. E proprio Eduardo scrisse, in una manciata di giorni, il testo con cui stanno girando l’Italia, facendo ogni sera il tutto esaurito nei teatri. Insieme a Goldoni e Mòliere, Eduardo è l’autore di riferimento di Servillo. Molti addirittura lo considerano l’unico erede teatrale del grande De Filippo, entrambi napoletani, entrambi sia attori che registi delle proprie opere. «Eduardo è uno dei più grandi, se non il più grande attore europeo del secolo scorso. Il Molière d’Italia: scelgo sempre di concentrarmi sugli stessi drammaturghi, che avevano un universo scenico simile, capace di riflettere su grandi temi con lo sguardo penetrante dell’ironia e della comicità» E nelle “Voci Di Dentro”, così come in tutti gli altri allestimenti di Servillo, si ride eccome: «Quando spiamo il pubblico da dietro le quinte» ci confida Peppe «una delle cose più interessanti è vedere come, in diverse parti d’Italia, si ride in momenti diversi, secondo cose più o meno familiari al proprio vissuto culturale. In Russia per esempio ridevano sul tema della delazione, e potete immaginare perché…» Il nostro teatro affonda profondamente le radici nella comicità popolare, ci ricorda Toni, anche quando tratta materie tragiche. «Non bisogna vergognarsi di ridere».

teatro gremito

Fra Cinema e Teatro

Dopo un’ora e mezzo di intervento e molti applausi, si alza qualche mano per fare una domanda: nessuna sorpresa, sono quasi tutte sull’altra professione di Servillo, quella di attore cinematografico, sopratutto ora, fresco di nomination all’Oscar per La Grande Bellezza (miglior film straniero). «Quando mi chiedono cosa faccio nella vita, rispondo l’attore di teatro. Nonostante faccia cinema con molta passione, e sia eternamente grato a Sorrentino per avermi regalato dei personaggi meravigliosi, il teatro è la mia vita, è quello per cui ho sempre lavorato e continuo a lavorare. Gli Oscar sono un’occasione meravigliosa, ma io in quel momento sto lavorando: la sera prima e la sera dopo ho due date in Italia dello spettacolo».

toni

A teatro non esistono protagonismi, una compagnia teatrale è  una squadra che marcia compatta, che lavora all’unisono. «La compagnia è come una tribù, un nucleo familiare che si siede intorno a un fuoco, il testo, e ha il compito di mantenerlo vivo, di farlo palpitare. Il teatro è atomizzazione dell’Io, che si dissolve nel lavoro altrui e così si ritrova. È una delle ultime occasioni di declinare la vita al Noi… ma quando mai succede, nel nostro mondo frammentato e riprodotto, di poter partecipare a un rito che inizia, si svolge e si conclude insieme, in un’unità sola di tempo e spazio?» Un rito collettivo, dove tutti attori e pubblico, partecipano, insieme, alla creazione di qualcosa. E quando gli chiedono come far riavvicinare i giovani al teatro, risponde con semplicità:  «C’è bisogno di teatro bello, di spettacoli belli. Per troppo tempo hanno girato compagnie depresse, teatro cerebrale e vuoto. C’è bisogno di ridere». Applausi.

La sera, un teatro gremito di persone di ogni età (dagli studenti universitari, ai professori, all’ex rettore della scuola Normale) ha applaudito per più di dieci minuti lo spettacolo, in piedi. Bello, riuscito, elegante, scenografia minimalista ed attori di eccezionale bravura. Da non perdere.

Se invece non l’avete visto, ecco l’intervento completo di Toni e Peppe Servillo alla scuola Normale:



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