Venerdi, 18 agosto 2017 - ORE:23:51

Pier Paolo Pasolini: due film e una mostra per celebrare il genio corsaro

pier paolo pasolini

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Pier Polo Pasolini secondo Abel Ferrara

Abel Ferrara conobbe Pasolini in un elegante cinema sulla cinquantottesima a Manhattan, attraverso la pellicola di Salò. Fu una folgorazione. «Non avevamo mai visto niente di simile, eravamo cresciuti con i film americani. Il suo cinema è stato un salto spirituale». Ferrara, corroborato da anni di alcol e droga, ha sfornato film visionari come Go Go Tales, King of New York, raccontando le storie crude e squallide di un’America violenta. Ma ha deciso di uscire dall’inferno di New York e di rifare al contrario il viaggio che un secolo fa portò suo nonno Abele ad imbarcarsi da Napoli verso il sogno americano. E in Italia, a parte ritrovare se stesso e le proprie radici, ha deciso di mettersi dietro la macchina da presa, per rievocare i demoni di PPP (Pier Paolo Pasolini) come catarsi dai suoi.

Ferrara, ad un film che raccontasse le ultime ore di Pier Paolo Pasolini, ci pensava ormai da più di vent’anni, ma non ha ancora deciso un titolo: per ora lo chiama solo Pasolini, con la doppia ‘s’ molto yankee. Per realizzarlo ha deciso di tornare in Italia (strano) ottenendo i fondi addirittura dall’Ue e dai Beni Culturali (ancor più strano!).  La sceneggiatura, scritta a quattro mani con Maurizio Braucci (che ha già prestato il suo genio creativo a Matteo Garrone per le sceneggiature di Gomorra e Reality) che contiene anche scene di Petrolio, l’ultima opera incompiuta di Pasolini e alcune di Teo-Porno-Kolossal, il film che avrebbe voluto girare con Eduardo De Filippo nei panni di uno dei Magi che compie un lungo viaggio in treno per andare ad adorare Gesù bambino in compagnia del suo paggetto, che allora doveva avere gli ‘occhi ridarelli’ di Ninetto Davoli. Davoli oggi ha ancora gli occhi ridarelli, ma ha la parte che doveva essere di De Filippo, e Riccardo Scamarcio, che era già in quello scandalosissimo Go Go Tales, ha la sua parte. Altro mondo, altra epoca.

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L’ultima partita di pallone: Abel, Pierpaolo e Willem in porta

In realtà, le ultime ventiquattr’ore di Pasolini, nel film, sono un po’ romanzate. Cercano di sintetizzare una vita, o almeno gli aspetti più importanti della sua vita. Come la scena della partita di pallone: «Non credo proprio ci abbia giocato prima di morire, ma lo faceva sempre…» C’è il ritorno da Parigi, il lavoro su Petrolio, la lettura mattutina dei quotidiani, il rapporto con la madre Susanna e con i suoi ragazzi, soprattutto Ninetto, e ovviamente la sua ultima intervista, con Furio Colombo, quella dove disse, quasi come una premonizione: «Con la vita che faccio io pago un prezzo… come uno che scende all’inferno. Ma quando torno- se torno- ho visto altre cose, più cose».

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Lui, Pier Paolo Pasolini, ha il volto (straordinariamente somigliante) e la voce (identica) di Willem Defoe, l’attore feticcio di Ferrara: «Stupefacente la somiglianza, vero?» commenta il regista «Non c’è stato nemmeno bisogno di doppiarlo. Abbiamo confrontato la voce le registrazioni originali di Pasolini. Identica».

Pier Paolo Pasolini: La verità nascosta. Con Federico Bruno

Ma allora, come andò quella notte? Ferrara crede alle dichiarazioni di Pino Pelosi, unico condannato per omicidio? Complotto o no? «Francamente me ne fotto. Questo è un film, non un’indagine. Io mi occupo della tragedia, di quello che abbiamo perduto. Pasolini è morto a 57 anni, avrebbe potuto continuare a dire e a fare moltissimo» commenta amaramente il regista.

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Qualcun altro invece ha provato a dare risposte. Altro regista, altro film. Federico Bruno cerca di ricostruire con rigore da perizia investigativa cosa sia successo davvero la notte fra il 1 e il 2 Novembre 1975  in “Pasolini: La Verità Nascosta”, un film autoprodotto e ancora in attesa di distribuzione, girato a Chia (VT) piccolo borgo del viterbese molto caro a Pasolini. Se William Defoe ci somigliava, Alberto Testone, il protagonista del film di Bruno, è la reincarnazione: stessa andatura, stessi lineamenti, stessa aria malinconica. Non a caso era già stato PPP, nel 2010 a teatro, in Delitto Pasolini, di Leonardo Ferrari Carissimi.

roma

«Roma è divina»

diceva sempre Pasolini. E ad aprile Roma ricambia dedicando all’intellettuale una grande mostra che racconta il tormentato rapporto che legava il regista alla sua città, alla sua fidanzata non amata, cornice e protagonista di molti suoi film (vi dice niente Mamma Roma?) Dal 15 Aprile al 20 Luglio non potete perdervi, al Palazzo delle Esposizioni, Pasolini Roma : un super-evento patrocinato da ben quattro istituzioni culturali (Roma, Barcellona, Parigi e Berlino) che racconta il rapporto del regista con la città che amò e che odiò (ricambiato) dal giorno in cui arrivò «povero come un gatto del Colosseo» alla notte in cui fu ucciso ad Ostia. Lo stesso PPP, attraverso i suoi oggetti, i suoi manoscritti, ma anche fotografie e spezzoni di film, ci porta alla scoperta della sua Roma, a bordo della sua Spider, fra le periferie di Accattone e La Ricotta

«Pasolini era l’ultimo hippy, o forse l’ultimo freak. La libertà individuale incarnata»- Abel Ferrara



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